Tra gli studi che più mi interessano, ci sono proprio quelli eseguiti da istituti di ricerca italiani, dato che alcuni tendono a nutrire un pò di diffidenza verso ricerche che arrivano dall’estero, come se per ritenerle valide serva sempre attendere una conferma italiana. Ecco che anche in questo caso, studi italiani di notevole importanza esistono e vanno a toccare un argomento scottante come la pasta e il pane. Vediamo di che si tratta. Il lavoro che esamineremo è stato condotto con il contributo dell’associazione italiana per la ricerca sul cancro (AIRC) e della lega italiana contro il cancro. Parleremo del cancro gastrico, comunemente detto, tumore allo stomaco.

Come prima cosa è utile ricordare che l’indice glicemico e, in particolare, il carico glicemico, sono stati correlati al rischio eccessivo di tumori colorettali, orali, mammella ed esofagee e di alcune di queste ho già trattato estesamente la questione in altri articoli.
Negli studi condotti in Grecia è stata osservata una relazione diretta tra gli alimenti amidacei, in particolare i cereali raffinati, anche con il cancro gastrico. Altre conferme arrivano dal Belgio ed è stato confermato nella maggior parte degli studi successivi (fondo mondiale per la ricerca sul cancro/Istituto americano per la ricerca sul cancro. Cereali raffinati e cibi amidacei, in particolare nell’Europa meridionale, considerati indicatori di una dieta più povera, sono stati associati ad un aumento del rischio di cancro gastrico possono essere associati ad una dieta ad alto indice glicemico (IG) e carico glicemico (GL). Anche in Italia quindi si è voluto indagare sul rischio di cancro gastrico in relazione all’indice glicemico  dietetico e al carico glicemico , che rappresentano misure indirette di assorbimento dei carboidrati e conseguentemente della domanda di insulina dietetica, in uno studio di controllo del caso condotto nel nord Italia tra 1997 e 2007.
L’indice glicemico è un indicatore del tasso di assorbimento dei carboidrati e classifica il loro effetto sulle concentrazioni di glucosio nel sangue. Confronta i carboidrati disponibili grammo-per-grammo nei singoli alimenti, fornendo un indice numerico, basato su evidenze di glicemia postprandiale. Poiché il carico glicemico combina misure di carboidrati (sia qualitativi che quantitativi) e della domanda di insulina dietetica, l’indice glicemico complessivo riflette la qualità media dei carboidrati consumati, mentre il carico glicemico dietetico totale riflette sia la loro quantità media che la qualità. Quindi come ho già indicato in un precedente articolo il carico glicemico rimane il dato più determinante.
In breve, i casi sono stati 230 (143 uomini, 87 donne; età mediana 63 anni, Range 22 – 80 anni) ammessi all’insegnamento principale e agli ospedali generici nell’area di studio con l’incidente, cancro dello stomaco confermato istologicamente, diagnosticato non più di 1 anno prima dell’intervista, e senza una diagnosi precoce del cancro. Il gruppo di controllo comprendeva 547 pazienti (286 uomini, 261 donne; età mediana 63 anni, Range 22 – 80 anni) frequenza corrispondente ai casi per età e sesso (rapporto di 2:1 per gli uomini e 3:1 per le donne), ammesso negli stessi ospedali come casi per un ampio spettro di condizioni non neoplastiche, non correlate a fattori di rischio per il cancro allo stomaco e la modifica della dieta a lungo termine.
I ricercatori, dopo attento esame di tutti i fattori implicati e dei dati emersi dichiarano che: “lo studio suggerisce che una dieta ad alto livello di carico glicemico e indice glicemico è direttamente correlata al rischio di cancro gastrico, e può quindi contribuire a spiegare la relazione osservata in diversi studi con alimenti amidacei. I risultati indicano che alcune caratteristiche dei carboidrati, in particolare di carboidrati raffinati come pane bianco, pasta e riso, hanno un’influenza evidente sul rischio di cancro gastrico in questa popolazione.”
La motivazione che danno è che una dieta ad alto  carico glicemico, può aumentare il rischio di cancro gastrico attraverso la modulazione dei fattori di crescita insulino-simile (IGF).
Questo studio quindi si aggiunge ad una lunga serie di articoli che accrescono la nostra conoscenza sul valore di una alimentazione consapevole, che tenga conto del carico glicemico degli alimenti e del conseguente effetto sulla glicemia.
Riferimento
https://www.nature.com/articles/6604894?fbclid=IwAR3yZ1_nylwKX_w4yvgoyZjRWgkCBqjy1o4hEQSmZ_2MNoUUStumYwEEQ8A