La Sindrome dell’Intestino Irritabile o Inflammatory Bowel Disease (IBS) è un disordine funzionale gastrointestinale, caratterizzato da dolore addominale e da un’alterata attività intestinale, in assenza di una specifica e univoca patologia organica. Nella maggior parte dei soggetti con Sindrome dell’Intestino Irritabile le contrazioni dei muscoli dell’intestino sono più lunghe e più energiche del normale. Il contenuto gastrico è, pertanto, spinto più rapidamente verso l’intestino e causa dolore, presenza di gas, rigonfiamento e, non ultima, diarrea. In altri soggetti accade invece esattamente l’opposto, con conseguente ritardo nel passaggio degli alimenti e la comparsa di feci dure e disidratate. I pazienti con sindrome dell’intestino irritabile spesso hanno sintomi gastrointestinali simili a quelli dei celiaci , sintomi che possono causare diagnosi errate di pazienti con celiachia, come sindrome dell’intestino irritabile. Queste scoperte hanno portato alla British Society of Gastroenterology a raccomandare che la celiachia debba essere esclusa in tutti i pazienti riferiti con sindrome dell’intestino irritabile. Comunque, i sintomi gastrointestinali nella sensibilità al glutine non celiaca, sono dolore addominale, diarrea o stitichezza, nausea e vomito e i sintomi extragastrointestinali sono mal di testa, dolori muscoloscheletrici, nebbie cerebrali, affaticamento e depressione . Questa condizione è spesso percepita dai pazienti stessi, portando all’autodiagnosi e all’autodisciplina.
Una percentuale considerevole di pazienti con celiachia soffre di sintomi di intestino irritabile, nonostante l’aderenza a una dieta priva di glutine. L’infiammazione causata dall’assunzione di glutine potrebbe non scomparire completamente in alcuni pazienti con celiachia. Questo, come nel caso della sensibilità al glutine, ha portato i ricercatori ad indagare sempre più perché, pur essendoci studi che rivelano che il glutine è un problema, allo stesso tempo ci sono prove convincenti che anche i fruttani e galattani sono coinvolti in tutto questo e non solo il grano e gli altri cereali che contengono il glutine.
​​ Innanzi tutto vediamo che oligosaccaridi indigeribili come frutto-oligosaccaridi e fruttani costituiscono il 13,4% della fibra alimentare nel grano . Inoltre, il grano contiene una quantità considerevole di oligosaccaridi galattani indigeribili.
Questi carboidrati indigesti e scarsamente assorbiti a catena corta con catene contenenti fino a dieci zuccheri che sono chiamati collettivamente FODMAP che sta per Fermentable, Oligo-, Di-, Mono-saccharides And Polyolssi ( oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili) si trovano in una vasta gamma di alimenti.   Negli anni, sono emerse numerose evidenze che l’ingestione di certi carboidrati a catena corta, includenti lattosio, fruttosio e sorbitolo, fruttani e galatto oligosaccaridi, induce i sintomi tipici della sindrome dell’intestino irritabile. I cibi contenenti  in misura significativa questo tipo di carboidrati sono diversi: innanzi tutto tutti i cereali con il glutine, certe verdure, certi tipi di frutta, latticini e legumi. Questi carboidrati esercitano effetti osmotici nel grande lume intestinale, con un conseguente aumento del contenuto di acqua. Sono anche fermentati rapidamente da batteri intestinali, con conseguente produzione di gas. Vanno benissimo carne, pesce e uova.
Queste acquisizioni scientifiche, sono nate come semplici ipotesi intorno al 2005 e poi suffragate negli anni a venire. Una ricerca iniziale è stata sviluppata da un team di ricercatori all’Università Monash a Melbourne (Australia) per comprendere se una dieta low Fodmpam, migliorasse i sintomi in pazienti con la sindrome dell’intestino irritabile.
Bisogna tenere presente che, è molto difficile prevedere in ogni individuo il grado di tollerabilità ai diversi alimenti, spesso il problema non è il singolo alimento contenente quel tipo di carboidrato, ma l’accumulo che ne può derivare dalla frequenza e dalle dosi con cui si utilizzano certi cibi. Ecco perché pur esistendo, qui preferisco non dare una lista di alimenti molto definita, ma ho solo precedentemente indicato le linee generali. Se siete affetti da questa sindrome, è molto importante in alcune fasi, l’aiuto di un professionista che sia consapevole anche di queste strategie nutrizionali, che vi indichi come procedere e poi, in base al caso, di reintrodurre certi alimenti per osservarne la reazione. Ad esempio, chi ha dovuto nella fase acuta eliminare i legumi per un periodo, ha poi provato a reintrodurli e ha così trovato un certo equilibrio nell’utilizzarli, sia nelle dosi che nella frequenza settimanale. Forse siete tra coloro che hanno risolto o comunque ridimensionato i sintomi di un intestino irritabile e il medico che vi ha aiutato non vi ha parlato espressamente di queste molecole e di come agiscono, ma probabilmente vi ha indicato quali cibi eliminare e quali utilizzare con parsimonia e vedrete che, in linea generale, troverete corrispondenza con le cose scritte in questo articolo. In conclusione, in questo percorso come si comprende è fondamentale la capacità di osservazione e ascolto delle reazioni del corpo, perché, in definitiva, se dopo l’utilizzo di un certo cibo l’intestino ha dei problemi, il primo ad accorgersene siete proprio voi. Alla fine, essendo molto spesso un percorso personale, con tutta probabilità, comprenderete in effetti quale sia per voi il cibo giusto nel momento giusto.
Riferimenti
https://nutritionj.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12937-015-0080-6?fbclid=IwAR37Ekc6n0n-1Tm14zyMyITweIQyWsdulxmHKOPSjVh4VUsz66hkH-4KFVc
http://www.vivienutri.it/salute/allergie-e-intolleranze/la-dieta-low-fodmaps/
http://www.calprotectina.com/sindrome_dell_intestino_irritabile.html

 

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