La categoria degli Omega è composta da grassi polinsaturi, i più noti dei quali  sono gli Omega 3, Omega 6 e Omega 9.
Gli Omega-3 non sono gli unici acidi grassi essenziali, ovvero indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo, essi lavorano in sinergia con i cosiddetti Omega-6.
Gli Omega-9 non sono considerati acidi grassi essenziali, l’organismo umano può infatti sintetizzarli a partire da altri acidi grassi insaturi. L’Omega-9 più conosciuto è l’acido oleico, ingrediente principale dell’olio di oliva.
Un corretto bilanciamento tra Omega-3 e Omega-6 è indispensabile per la corretta funzionalità cerebrale, per una crescita e uno sviluppo corporeo normali, nonché per garantire un buono stato di salute in generale, infatti hanno degli effetti contrastanti: mentre i primi contribuiscono a ridurre i fenomeni infiammatori, i secondi tendono a promuoverli. Di conseguenza, uno sbilanciamento dell’equilibrio tra questi acidi grassi essenziali può avere degli effetti nocivi. Infatti pur essendo presenti gli Omega 3 anche nei vegetali, il problema sta nella prevalenza di Omega- 6 essendo presenti praticamente ovunque. Il problema è molto evidente nei paesi industrializzati, dove sono sempre meno presenti gli Omega-3, Addirittura questo squilibrio favorirebbe, appunto, processi infiammatori tali da creare una condizione favorevole affinchè la cellula cancerosa cresca bene. Ecco da qui la necessità, di andare alla ricerca di fonti di Omega-3, proprio per evitare questo naturale sbilanciamento sugli Omega-6.
EPA o ALA?
Secondo il Dr. Frank Sacks della Harvard University, EPA e DHA sono Omega-3 presenti nel pesce. ALA è un acido grasso Omega-3 che si trova principalmente nelle fonti vegetali di Omega-3 come noci, semi di lino ecc. La differenza tra i due è che il nostro corpo deve convertire l’ALA in EPA e DHA prima di poterlo utilizzare. Purtroppo, ALA non viene sempre convertito in EPA e DHA. Questo è il motivo per cui si comprende che il pesce sia il modo migliore per ottenerne la quota necessaria e utile per l’essere umano. Chi è vegetariano o vegano potrebbe avere quindi una carenza di Omega-3 a causa della conversione non sempre efficiente. In più chi è affetto da malattie autoimmuni, problemi cardiaci ha ancora più difficoltà ha convertire ALA in EPA e DHA.
Le migliori fonti di Omega- 3 quindi si trovano nel pesce di acqua fredda, ad esempio il salmone rosso d’Alaska è una ottima fonte di Omega-3; esso, in particolare, è il più ricco di EPA e DHA, che contribuiscono alla normale funzione cardiaca. Il DHA, poi, dà un importante contributo a conservare la fisiologica funzione cerebrale e a mantenere la capacità visiva. In linea generale oltre al salmone i pesci che ne contengono in ottime quantità sono le aringhe, sgombri, pesce spada, acciughe, trote. Le patologie sensibili ai benefici degli Omega 3 sarebbero: ipertensione, depressione, ipertrigliceridemia, psoriasi, artrite reumatoide, malattie cardiovascolari, aritmie cardiache.
Stando ad alcuni ricercatori dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, tra gli uomini che mangiano molto pesce grasso, come salmone, aringa e sgombro, l’incidenza del cancro della prostata è da due a tre volte più bassa rispetto a quelli che raramente mangiano pesce. Lo studio, condotto nel corso di 30 anni su 6.272 uomini, ha preso in considerazione altri fattori di rischio, come il fumo. I ricercatori sono giunti alla conclusione che “i cosiddetti acidi grassi omega-3 [che si trovano in particolare nei pesci grassi] a quanto pare inibiscono la crescita del cancro della prostata”. Questi stessi acidi grassi “riducono anche il rischio di infarto infatti uno importante studio sugli eschimesi della Groenlandia aveva evidenziato una ridotta incidenza di patologie cardiovascolari riconducibile appunto al loro notevole consumo di pesce.
In definitiva, possiamo dire che gli Omega-3 si riconfermano validi al fine di favorire salute e benessere per gli essere umani di ogni parte del mondo, e se vogliamo aggiungere, anche di ogni gruppo sanguigno.
Riferimenti
“Prevenire i tumori mangiando con gusto” di Anna Villarini
Omega-3 depressione, prostata.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16465199?dopt=Abstract
https://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/102002251?q=omega+3&p=par

“Il metodo Wahls” di Terry Wahls

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