Il termine “dieta” è, forse, uno dei peggio  interpretati tra quelli entrati a far parte del nostro linguaggio comune e di quello medico. Etimologicamente, come noto, esso non si riferisce affatto allʼalimentazione, ma alla vita, in quanto designava, nellʼAntica Grecia, lo stile o la condotta di vita salutare e corretta, sotto il profilo globale e sistemico e non certo quello alimentare biochimico in cui è stato trasformato. La dieta, così come si intende nelle scienza della salute e del benessere, è più semplicemente un programma di vita che, partendo dallʼanalisi di tutti gli aspetti che compongono la vita quotidiana della persona, individua, quali correzioni possano essere apportate allo stile e alle abitudini di vita della persona, in modo da armonizzarle con i suoi bisogni e le sue esigenze.
Questa premessa, dovrebbe condurci verso una nuova visione della salute che da molto tempo sembra essere orientata solo alla cura della malattia o disturbo e quasi mai verso il miglioramento del proprio stato di benessere. Pensate per un attimo a questa ipotetica situazione: voi che vi recate dal vostro medico e una volta entrati vi sentite rivolgere la solita domanda: “Mi dica quale problema ha?” E voi date una risposta improbabile: “nulla, non sto male, solo che vorrei stare meglio, mi aiuti”. Credo che dopo questa risposta, il vostro medico farebbe un breve silenzio e in quei pochi attimi, passerebbero nella sua mente delle domande, tipo: “Questo è venuto a farmi perdere tempo?” Oppure: “Io che sono un medico ho dei problemi di salute e lui che sta bene viene da me?” Si, in pratica è una situazione paradossale e inverosimile perché si sa, dal medico si va solitamente se si sta male, lui si occupa dei vostri malanni, ma al vostro benessere chi ci pensa?
Uno strumento  che vi propongo  è il DIARIO DEL BENESSERE. Il diario è spesso concepito per comprendere cosa ci fa star male o non tolleriamo, e questo è giusto, ma raramente, per annotare cosa ci fa star bene. Alcuni esperti l’hanno proposto ma probabilmente in pochi  quindi è utile riscoprilo.
In pratica si potrebbe stabilire una scala personale da 1 a 10. Immaginate che dal -1 in giù siano elencati i problemi che vi porterebbero a prendere farmaci o ad andare dal medico, come ad esempio dolori, raffreddore, mal di testa e simili. Il numero” zero” invece è lo stato di non malattia, valida condizione certo, ma voi volete andare da +1 in su. A questo punto avete bisogno di un altro modo innovativo di concepire il diario, quello di annotare cibi, combinazioni alimentari, attività fisica e intellettuale che vi procurano benessere. Scoprirete i cibi e i comportamenti alimentari che vi forniscono più energia, concentrazione, buon umore e voglia di fare. Perciò, non solo quello che vi fa star male, ma ciò che vi fa star bene e vi dà la marcia in più. Questo semplice metodo, vi porterà verso il 10 o comunque molto vicino, non solo a “zero” che potrebbe essere la classica sufficienza che prendevate a scuola, ma voi puntate al buono o all’ottimo, volete, in pratica, diventare persone che potenziano ulteriormente gli aspetti positivi già esistenti. Potrebbe essere utile farlo per ogni stagione, un mese per stagione come campione. L’incredibile “effetto collaterale”, potrebbe essere che risolviate un disturbo, senza rendervene conto e senza molti sacrifici, perché la vostra meta era rivolta al bene da favorire e non al male da sconfiggere.
A questo punto, la domanda che dovreste farvi è: la mia alimentazione, attività fisica e intellettuale, semplicemente non mi fa stare il male, oppure mi fa veramente stare bene? Questo rappresenterebbe certamente un grande passo avanti verso una alimentazione e impostazione di vita molto consapevole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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