Negli ultimi anni, gli studi scientifici hanno fatto chiarezza sulla relazione che esiste tra latte/latticini e risposta insulinica, tanto che sono arrivati alle seguenti conclusioni.
I NEONATI
Il primo problema, sembra proprio che risieda negli anticorpi, che reagiscono in una maniera tale agli antigeni del latte di mucca, mancando il dovuto riconoscimento immunitario creando così al pancreas stato infiammatorio e cicatrizzazioni. Tutto ciò, blocca la produzione di insulina da parte delle cellule beta. Infatti diversi studi che hanno indagato la relazione sul tempo di introduzione delle proteine ​​del latte vaccino in un neonato e rischio di diabete mellito di tipo 1 hanno mostrano una relazione causale tra il tempo di introduzione della formula contenente proteine ​​della mucca e il rischio di insorgenza del diabete mellito di tipo 1. Questo documento cita la letteratura pro e contro e discute le lipocaline che potrebbero giocare un ruolo nella patogenesi. La beta lattoglobulina, una proteina lipocalinica importante nel latte bovino, è omologa alla proteina umana glicodelin (PP14), un modulatore di cellule T. Lattoglobulina anti-beta cross-reagisce con glicodelina. L’intestino appena nato non ha una “chiusura” completa e può passare antigeni alimentari. La beta lattoglobulina potrebbe generare anticorpi contro la glicodina che sta minacciando la regolazione delle cellule T delle cellule beta.
NON SOLO I NEONATI
Ora, è sempre più evidente che, anche gli adulti debbano starci attenti, dato che, diverse scoperte degli ultimi anni hanno fatto chiarezza in relazione all’indice insulinico. Latte yogurt e formaggi, contenenti le proteine della frazione del siero del latte possono incrementare di molto la risposta insulinica in chiunque anche se tecnicamente hanno un basso indice glicemico. L’abbinamento cereali e latte, spesso favorito nelle colazioni o in moltissimi altri preparati, determina così un indice insulinico spropositato che alzerà le possibilità di sviluppare il diabete, senza contare tutte le problematiche ancora più serie di una continua sollecitazione del l’insulina.
Grazie a questi studi, possiamo ora comprendere perché in un documento stilato dal sito dell’Associazione italiana ricerca sul cancro, il latte, viene inserito fra gli alimenti che stimolano l’insulina quindi non cosi benefici come si credeva un tempo. Siete stupiti? Si, non è sempre indispensabile andare a fare ricerche su pubblicazioni scientifiche in lingua inglese, che spesso il cittadino non riesce a leggere e decifrare. Alcune volte le informazioni sono alla portata di tutti e pure sui siti che sono riconosciuti ufficialmente come divulgatori di informazioni corrette.
In conclusione, se qualcuno dovesse proporvi per voi o per i vostri figli latte e biscotti, diffidate e se è necessario cercate un altro professionista che vi guidi nella corretta alimentazione in linea con ciò che è scientificamente appurato.

 

RIFERIMENTI ESSENZIALI
 http://www.airc.it/media/Cosa-finanziamo/pdf/arance-2014-low-res_def.pdf
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15531672?dopt=Abstract
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18410136?ordinalpos=1&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15692464?dopt=abstractplus