Detta anche sindrome X o sindrome da insulinoresistenza, rappresenta una delle prime cause di malattia cardiovascolare e, in base a recenti studi, anche un fattore di rischio per alcuni tipi di cancro come quello del seno, della prostata e del colon-retto. La sindrome metabolica non è una malattia in sé, ma è un termine che evidenzia i tratti che possono avere un aumentato rischio di malattia, circa 2 volte per le malattie cardiovascolari e 5 volte o più per il diabete mellito di tipo 2. Si ritiene che l’obesità e la resistenza all’insulina siano al centro della maggior parte dei casi di sindrome metabolica, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per comprendere veramente la fisiopatologia della sindrome e le interazioni gene-ambiente che aumentano la suscettibilità. Il cardine del trattamento rimane il cambiamento dello stile di vita con l’esercizio fisico e la dieta per indurre la perdita di peso e l’intervento farmacologico per il trattamento della dislipidemia aterogenica, ipertensione e iperglicemia.
La resistenza all’insulina significa una ridotta capacità dell’insulina di stimolare l’utilizzo del glucosio. Le beta-cellule pancreatiche aumentano la produzione e la secrezione di insulina come meccanismo di compensazione (iperinsulinemia), mentre la tolleranza al glucosio rimane normale. Secondo importanti studi la resistenza all’insulina è stata identificata come un problema di salute collettiva e colpisce bambini e adolescenti.
Nel 2005 l’ International Diabetes Federation ha pubblicato i criteri per diagnosticarla negli adulti. Basta che nella persona siano presenti in contemporanea almeno due dei seguenti disturbi:
  • glicemia a digiuno: oltre 100 mg/dL;
  • ipertensione arteriosa: oltre i 130/85 mmHg o con terapia antipertensiva;
  • trigliceridi elevati oltre i 150 mg/dL;
  • riduzione del colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) sotto i 40 mg/dL nei maschi o i 50 mg/dL nelle femmine oppure con terapia farmacologica per il colesterolo elevato.
I due elementi di cui sopra devono essere associati a una circonferenza della vita oltre i 94 cm nei maschi e gli 80 cm nelle femmine. Determinante è anche l’età: il rischio aumenta negli uomini a partire dai 45 anni e nelle donne dai 55.
La strategia utile, come abbiamo detto, per far fronte alla sindrome metabolica si conferma nell’esercizio fisico e in uno stile di vita sano. Questi sono particolarmente importanti per le persone che vivono con diabete mellito, in quanto sono i mezzi non farmacologici più pratici con cui i pazienti possono migliorare significativamente i loro livelli di glucosio nel sangue. L’esercizio aumenta la sensibilità all’insulina (sia a breve che a lungo termine), abbassa i livelli di zucchero nel sangue, riduce il grasso corporeo e migliora la funzione cardiovascolare. Per questo motivo, l’esercizio offre enormi benefici ai pazienti con diabete e insulinoresistenza. In relazione all’alimentazione, gli ultimi documenti ufficiali pubblicati sulle riviste scientifiche, fanno appello alle istituzioni che hanno il ruolo di definire le linee guida, di modificare le indicazioni in relazione all’apporto necessario dei carboidrati nella dieta, essendo appunto lo sbilanciamento su cereali e zuccheri i veri responsabili dell’esplosione della sindrome metabolica.
RIFERIMENTI
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https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24582089&prev=search
https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=pt&u=https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4182990/&prev=search
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25287761

 

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