La prima comprensione dei meccanismi del diabete si è avuta con Thomas Willis nel 1674 anno in cui la malattia fu definitivamente identificata mediante la rilevazione del sapore dolce dell’urina. L’interpretazione   del sapore dolce nelle urine dei diabetici è stato confermato grazie allo sviluppo della chimica alla fine del 18 ° secolo. Nel 1775, Matthew Dobson dimostrò che la dolcezza dell’urina e del siero nei diabetici era dovuta alla presenza di zucchero.
Nel 1797 il medico scozzese John Rollo in un suo trattato riporta diversi casi di suoi pazienti che hanno migliorato significativamente la loro condizione basando la loro alimentazione con una dieta a base di carne.
Questi erano i primi passi che mettevano in relazione il diabete con i cibi amidacei.
La svolta però arriva con Apollinaire Bouchardat intorno al 1830, che è considerato il fondatore del campo della Diabetologia, fece ricerche sulla digestione e osservò i cambiamenti istologici del pancreas nel diabete. I suoi contributi al campo comprendono le prime raccomandazioni note per diete specifiche per la gestione del diabete mellito e la sua enfasi sull’educazione del paziente e sull’auto-monitoraggio. Era inoltre un grande farmacista, nonché un illustre medico e biochimico.
Divenne anche membro dell’Accademia di Medicina dal 1850, e presidente nel 1866.
Verso la fine del 1850, Pierre Adolphe Piorry , professore di medicina interna a Parigi, raccomandò ai diabetici di consumare grandi quantità di zucchero. Tuttavia, uno dei suoi colleghi, un diabetico, fu abbastanza sfortunato da seguire il suo consiglio e morì di conseguenza. Tuttavia, all’inizio del XX secolo, un numero considerevole di medici credeva ancora nella necessità di aumentare il consumo di zucchero, come mezzo per curare questa malattia.
Alcuni medici in quel periodo hanno iniziato ad assumere una posizione contraria a quella di eccesso di cibo, rendendosi conto che il surplus di cibo assorbito dai diabetici richiedeva uno sforzo supplementare dell’organismo, questo aggravando le loro condizioni. Notando che i carboidrati sembravano, nel complesso, particolarmente dannosi, hanno anche riconosciuto che, poiché la capacità di assorbimento dell’organismo diabetico è gravemente compromessa, una dieta povera di carboidrati sarebbe probabilmente appropriata.
Bouchardat confutò il disastroso metodo di Piorry. Sperimentò il digiuno periodico, avendo notato che, durante l’assedio di 4 mesi a Parigi nella guerra franco-prussiana del 1870, quei suoi pazienti che soffrivano di fame presentavano una diminuzione del glucosio nelle urine. Aveva anche osservato che l’esercizio sembrava aumentare la tolleranza dei diabetici ai carboidrati.
Fu il primo a far seguire ai suoi pazienti  una dieta specifica, inaugurando così la conoscenza clinica del diabete e il suo trattamento dietetico.
La sua mente clinica e il suo buon senso lo hanno spinto a sottolineare l’importanza della dieta per il diabete da quando scrisse che i pasti amidacei portavano alla morte il diabetico.
Il lavoro di Bouchardat sul diabete, iniziato nel 1830, è continuato per mezzo secolo. Tutti i suoi articoli su questa malattia sono riassunti nel suo libro “De la glycosurie cu diabète sucré” pubblicato nel 1875 a Parigi e considerato il miglior approccio alla terapia dietetica del diabete.
LA PRIMA DIETA PER IL DIABETE NELL’ETÀ CONTEMPORANEA
Nel suo libro, Bouchardat dedica diciassette pagine all’enumerazione di cibi proibiti e permessi. Comincia offrendo consigli generali sull’alimentazione dei diabetici come i seguenti: “Mangia moderatamente e lentamente, masticando accuratamente il cibo; la quantità di urina in 24 ore deve essere superiore a un litro e mezzo; bevi il meno possibile; si consigliano due pasti al giorno: uno alle 10, l’altro alle 6; evitare di riposare, e soprattutto di dormire, dopo i pasti; si consiglia una buona passeggiata fuori porta”
Ma la parte più innovativa è la lista dei cibi proibiti che include amidi e zuccheri e tutto ciò che ne contiene, come frutta e marmellate di ogni tipo, ​​pane, carote, rape, e altre radici farinacee, cipolle dolci, ravanelli, fagioli, piselli, lenticchie, castagne, miele, latte, birra, sidro, vini gassati o zuccherati, acqua gassata, bibite analcoliche e altre bevande, soprattutto quando sono dolci. Eliminava questi alimenti per il semplice fatto come ha ben spiegato, producono zucchero nelle urine.
In generale, gli alimenti consigliati erano carne (manzo, agnello, vitello), pesce fritto o con salsa, formaggio, uova, panna, favorendo la preferenza di grassi animali e vegetali, al fine di sostituire i carboidrati vietati. Il vino non era vietato.
Il lavoro scientificamente fondato sul diabete di Bouchardat ha portato al miglioramento della salute di numerosi diabetici. I suoi sforzi furono caratterizzati da originalità e innovazione. Morì nel 1886 all’età di 80 anni, vivendo in relativa povertà in un piccolo appartamento vicino all’ospedale Hôtel-Dieu, continuando a curare i suoi pazienti, fino ai suoi ultimi giorni.
Per quanto il contributo di Bouchardat al trattamento dietetico del diabete sia stato degno di nota e ancora oggi apprezzato, nel tempo la scoperta di farmaci e dell’insulina per tenere sotto controllo la glicemia dei diabetici, fecero eclissare questo metodo così naturale e semplice.
Ad ogni modo, negli ultimi anni, sempre più istituti di ricerca, cliniche e medici e certe linee guida ufficiali, stanno proponendo lo stile alimentare basato sulla riduzione die carboidrati proprio come ha fatto Bouchardat con grande successo. Ovviamente, egli stesso disse che ogni diabetico ha un margine di tolleranza differente ai carboidrati assunti, quindi le diete possono in qualche modo variare in alcuni dettagli. A conferma di questo, oggi, grazie a metodi di misurazione della glicemia molto precisi sappiamo, che certi diabetici tollerano bene alcuni legumi e gli ortaggi senza dover più ricorrere a farmaci per il controllo del diabete, ma il principio rimane sempre  lo stesso: meno carboidrati assume un diabetico e migliore sarà la risposta glicemica.
Quindi, se venite a conoscenza di regimi alimentari a basso contenuto di carboidrati o comunemente detti low-carb per tenere a bada il diabete, ora sapete che non si tratta di qualcosa di bizzarro o di una moda poco salutare, ma che è l’unica  dieta che funziona già stabilita nel 1875 dal medico  che è definito storicamente il “fondatore della moderna diabetologia” .
FONTI
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/8706086/?fbclid=IwAR0wrbsEpL1bLYzEMXKfjqiaIWb9zl5wXD7tHLM7uKP_Oz9lFh0_aCDs_SU
https://www.diabetes.co.uk/pioneers/apollinaire-bouchardat.html?fbclid=IwAR1J1ZDVfpqGBcl0Y2vGWhOYkN_YXLFSaYbB96JTqbd20Cz7hxRLxsvdYNk
http://www.hormones.gr/8485/article/apollinaire-bouchardat-1806-1886:-founder-of-modern%E2%80%A6.html