I Dipartimenti di Biologia, Alexander College, Vancouver, BC, Canada e quello dell’Università della British Columbia, Okanagan Campus, Kelowna, Canada hanno pubblicato un recete e illuminate documento che riassume le più recenti scoperte in merito alla relazione fra patologie neurologiche e intestino. Il titolo dello studio è proprio: Intestino malsano, cervello malsano : il ruolo del microbiota nelle malattie neurodegenerative.
Viene richiamata l’attenzione, sul fatto che il numero di cellule batteriche che vivono all’interno del corpo umano è approssimativamente uguale o superiore al numero totale di cellule umane. Questa popolazione dinamica di microrganismi, chiamata microbiota umano, risiede principalmente nel tratto gastrointestinale.
È ampiamente accettato che il microbiota altamente diversificato e stabile, promuova la salute umana generale. Uno stato noto anche come disbiosi, è associato a una varietà di malattie periferiche che vanno dal diabete mellito di tipo 2, alle malattie intestinali cardiovascolari e infiammatorie. Cosa si intende per disbiosi? La disbiosi intestinale o dismicrobismo intestinale, è una condizione caratterizzata da uno squilibrio quantitativo o qualitativo della flora batterica enterica. Al contrario l’eubiosi è il buon equilibrio del microbiota dell’intestino. Non ci stupiamo che l’intestino  abbia  un ruolo così importante, dato che quest’organo ospita qualcosa come centomila miliardi di microrganismi e produce grossomodo il 60-70% delle cellule immunitarie dell’organismo.
Più recentemente, la disbiosi microbica è stata associata a numerose patologie cerebrali, tra cui il disturbo dello spettro autistico, la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), suggerendo una comunicazione diretta o indiretta tra i batteri intestinali e il sistema nervoso centrale. In questa recensione, illustriamo due percorsi implicati nella comunicazione tra microbiota intestinale e sistema nervoso centrale che coinvolgono 1) il nervo vago e 2) trasmissione di molecole di segnalazione attraverso il sistema circolatorio e attraverso la barriera ematoencefalica.
I ricercatori sostengono che le evidenze disponibili degli specifici cambiamenti nel microbiota intestinale, abbiamo stretta relazione con le patologie menzionate prima. Anche se ognuna di queste malattie deriva da meccanismi patogenetici unici, tutte sono caratterizzate, almeno in parte, dalla neuroinfiammazione cronica. Forniamo un’interpretazione per la sostanziale evidenza che il microbiota intestinale sano ha la capacità di regolare positivamente le risposte neuroimmune nel sistema nervoso centrale. Anche se l’evidenza è principalmente associativa, è stato suggerito che la disbiosi batterica potrebbe contribuire a uno stato neuroinfiammatorio avverso, che porta ad un aumentato rischio di malattie neurodegenerative.
Pertanto, lo sviluppo di strategie per la regolazione e il mantenimento del microbiota intestinale sano, potrebbe essere un valido approccio per ridurre il rischio individuale e la prevalenza di malattie neurodegenerative.
A questo punto forse si sta intravedendo la possibilità che un giorno non sentiremo più la solita frase“ mangi quello che vuole tanto l’alimentazione non c’entra nulla”.   Al contrario, noi dell’alimentazione consapevole, non vi lasciamo mai senza informazioni sempre più aggiornate.
Riferimenti
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/30114473/?i=7&from=/trending
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/28372330/?i=3&from=/30114473/related