Nel 2017  l’American Diabetes Association ha pubblicato il seguente studio in relazione ai picchi di glucosio e rischio di demenza e declino cognitivo.
Innanzi tutto, questo studio parte dal fatto che i valori dell’emoglobina glicata sono associati al rischio di demenza e deterioramento cognitivo. Cos’è questa emoglobina glicata? In sostanza questi valori rispecchiano le concentrazioni medie di glucosio nel sangue negli ultimi tre mesi. Pertanto, l’emoglobina glicata permette di sapere se la glicemia ha superato i livelli di “guardia” nelle persone diabetiche o a rischio di diventarlo.
Tuttavia, il ruolo dei picchi glicemici in relazione al declino cognitivo voleva essere chiarito. Quindi è stata esaminata l’associazione dei repentini innalzamenti della glicemia nella mezza età, con il possibile rischio di demenza e declino cognitivo a distanza di 20 anni.
Sono stati esaminati quasi 13.000 partecipanti dallo studio sull’Aterosclerosi del rischio nelle comunità. La demenza è stata accertata da sorveglianza, test neuropsicologici e altri mezzi come certificati di morte.
I risultati sono stati che nell’arco di un periodo mediano di 21 anni, la demenza si è sviluppata in 1.105 partecipanti. Lo studio, ha preso atto che i partecipanti malati di diabete ed emoglobina glicata alta ma che allo stesso tempo erano soggetti anche a picchi di glucosio, avevano ulteriori rischi di sviluppare il declino cognitivo e la demenza.
Gli esperti affermano che eliminare i picchi di glucosio, oltre che tenere sotto controllo l’emoglobina glicata, rappresenti una strada importante per la prevenzione. Probabilmente il dato più interessante è che non si sono riscontate associazioni significative in persone senza diabete.
Sappiamo molto bene che cereali e zuccheri sono la causa principale dei picchi glicemici e del diabete. A questo punto si spera che sempre più medici del settore comprendano perché il neurologo David Perlmutter , nel suo famoso libro la Dieta intelligente  dichiarò che: queste sono le conseguenze di quando “il cervello è bombardato dai carboidrati”.
Riferimento
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/28500217/

 

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