Sclerodermia: identificata una molecola chiave nello sviluppo della malattia.
Così titolava un articolo apparso sul sito ufficiale del San. Raffaele. https://www.hsr.it/press-releases/sclerodermia-identificata-una-molecola-chiave-nello-sviluppo-della-malattia/
La sclerosi sistemica è una patologia cronica a eziologia sconosciuta in cui la contemporanea presenza di anomalie del sistema immunitario e di alterazioni del distretto vascolare, porta al progressivo sviluppo di fibrosi. Le manifestazioni cliniche della patologia sono, da una parte, l’espressione della sofferenza e del rimodellamento vascolare e dall’altra la conseguenza della sostituzione dei tessuti fisiologici con tessuto connettivo, privo delle normali caratteristiche di elasticità e funzionalità d’organo. Della prima categoria fanno parte il fenomeno di Raynaud, le teleangectasie, l’ipertensione polmonare, la crisi renale sclerodermica, le ulcere puntali e in parte la disfunzioni del tratto gastroenterico. La sostituzione fibrotica è invece responsabile delle manifestazioni di sclerosi cutanea, di interstiziopatia polmonare e fibrosi del tessuto cardiaco e intestinale. https://www.sclerodermia.net/che-cos%C3%A8-la-sclerodermia
Nel mese di luglio 2018 è stato pubblicato uno studio su “Science Translational Medicine” che  identifica per la prima volta il ruolo chiave di una singola molecola nel coordinare l’aggressione del sistema immunitario verso i tessuti dell’organismo. La molecola, chiamata HMGB1, viene rilasciata nel sangue dalle piastrine, modifica il metabolismo e la funzione di alcune cellule del sistema immunitario, portando al danno cronico dei piccoli vasi e alla fibrosi. Questo meccanismo potrebbe diventare – se studi futuri lo confermeranno – il primo target terapeutico per combattere la malattia. A firmare la scoperta è un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele – una delle 18 strutture d’eccellenza del Gruppo San Donato – e dell’Università Vita-Salute San Raffaele, guidati da Angelo Manfredi, a capo dell’unità di Autoimmunità e infiammazione vascolare. La ricerca è stata possibile grazie al sostegno dell’Associazione Italiana Lotta alla Sclerodermia.

Come prima cosa riporto qui integralmente la parte dell’articolo pubblicato sul sito ufficiale del San Raffale, che spiega perché questa proteina risulti essere importante nell’evolversi della patologia.
“Il lavoro appena pubblicato potrebbe cambiare le cose. Il gruppo di ricercatori è riuscito infatti a identificare il ruolo di una singola molecola nell’avviare alcuni dei meccanismi chiave della patologia. Gli scienziati hanno scoperto che nei pazienti con sclerodermia, il sangue è ricco di micro-particelle che esprimono sulla superficie una proteina chiamata HMGB1. Queste micro-particelle vengono espulse e messe in circolo dalle piastrine, che infatti risultano contenere al loro interno meno HMGB1 rispetto alle persone sane. “Come abbiamo dimostrato sia in vitro che in un modello animale della malattia, è sufficiente la presenza delle micro-particelle che esprimono questa proteina, raccolte da campioni di sangue dei pazienti, per attivare il sistema immunitario, in particolare i neutrofili, in modo patologico”, spiega Norma Maugeri, prima firma del lavoro. I neutrofili iniziano a rilasciare al loro esterno il contenuto del nucleo – DNA compreso – con effetti infiammatori sui tessuti circostanti, che ne risultano danneggiati. Non solo, ma i neutrofili attivati da HMGB1 diventano anche ‘immortali’, nel senso che rifiutano i segnali di soppressione che normalmente si attivano a fronte di comportamenti anomali. Parallelamente al danneggiamento dei tessuti, HMGB1 ne promuove la rigenerazione, che se non propriamente controllata può dare origine al fenomeno di fibrosi. Il duplice ruolo – infiammatorio e rigenerativo – di questa proteina era del resto già noto, grazie al lavoro pionieristico di un altro gruppo di ricerca del San Raffaele, quello guidato da Marco Emilio Bianchi, tra i coautori dello studio appena pubblicato.“Future ricerche dovranno confermare ed espandere questi risultati, ma abbiamo ragione di ipotizzare che la presenza fuori dalle cellule di quantità eccessive di HMGB1 possa essere la prima responsabile del danneggiamento dei vasi e della fibrosi dei tessuti connettivi, e quindi dell’innesco della malattia”, afferma Angelo Manfredi. Se ciò è vero, questa molecola potrebbe diventare in futuro un target terapeutico per la sclerodermia: interferendo con il suo rilascio in circolo da parte delle piastrine o rimuovendola dal sangue dei pazienti, potremo forse sperare di interferire con l’evoluzione della malattia.”
In poche parole, i ricercatori sono piuttosto convinti che, questa proteina, che in condizioni normali, come nel caso di un taglio, dovrebbe semplicemente favorire la rigenerazione del tessuto, nel caso degli sclerodermici invece viene prodotta in maniera anomala e incontrollata.  Questa proteina non è solo coinvolta nella sclerosi sistemica, ma anche in altre patologie autoimmuni.
Per prima cosa è bene ricordare che questa proteina è studiata da più di 40 anni, il  ruolo pro-infiammatorio di HMGB1 è ormai consolidato ed è stato associato a diverse malattie, tra cui lupus, artrite reumatoide e aterosclerosi. Il Dipartimento di Reumatologia e Immunologia Clinica, University Medical Center, Università di Groningen nei Paesi Bassi, nel 2010 diceva chiaramente che questa proteina è studiata in modo approfondito nelle malattie autoimmuni. Inoltre, livelli elevati di HMGB1 sono stati rilevati nel siero di pazienti affetti da Lupus eritematoso sistemico e l’aumentata espressione di HMGB1 è stata dimostrata nelle lesioni cutanee dei pazienti con lupus.
Un aspetto fondamentale e consolidato è che questa proteina ha un ruolo pro-infiammatorio. Detto questo, è utile anche sapere che l’espressione e il rilascio di HMGB1 da parte del tessuto adiposo degli umani è alterato da condizioni infiammatorie come quelle imposte dall’obesità e dall’insulino-resistenza. I dati rivelano un nuovo ruolo per HMGB1 come fattore stimolante della secrezione di insulina delle cellule β-pancreatiche.
Questa proteina è quindi coinvolta, oltre che nelle patologie autoimmuni, anche nell’obesità e nell’ insulino-resitenza. Ma la domanda cruciale è: cosa favorisce una produzione anomala di questa proteina? Lascio a questo punto la parola ad una ricerca fatta sui malati di patologie coronariche e diabetiche:
“High mobility group box 1 protein (HMGB1) è risultato significativamente aumentato nella malattia coronarica (CAD) con diabete mellito di tipo 2 (T2DM). Questo studio ha indagato il rapporto tra il livello medio di glucosio nel sangue e il livello di HMGB1 nei pazienti con CAD e T2DM. L’ aumento dei livelli di glucosio nel sangue possono contribuire ad un aumento dei livelli di HMGB1”
Eccoci al punto in questione, il glucosio nel sangue favorisce l’aumento di questa proteina altamente infiammatoria, perciò non c’è da stupirsi se i malati di autoimmunità e quindi anche sclerodermici, vedono in moltissimi casi miglioramenti importanti eliminando dalla loro alimentazione cibi come cereali, zucchero, dolci, latte e  la frutta applicando così una low-carb o più efficace ancora, la dieta chetogenica. Questi alimenti come ben sappiamo sono la causa  dell’innalzamento della glicemia e quindi dello zucchero circolante nel sangue che promuove la glicazione di cui abbiamo già parlato, cosa che al contrario non succede con  la carne, il pesce, i grassi e i vegetali.  
Perciò, noi dell’alimentazione consapevole, di fronte a questa notizia non ci siamo sorpresi per nulla e sappiamo che sempre più professionisti sanitari promuovono questa strada.
RIFERIMENTI
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/20546955/
http://stm.sciencemag.org/content/10/451/eaao3089
http://scienzaericerca.unisr.it/2018/07/08/3s-hmgb1-la-proteina-che-accelera-la-rigenerazione-dei-tessuti/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/24910558/?i=3&from=/28101517/related
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/24577317/?fbclid=IwAR2odqQbD24QMvR7cHcSIiDPX53Tiea-1kgV_iRVcDppde1dMbvOMlbpEaM
http://www.tecnomedicina.it/identificata-una-molecola-chiave-nello-sviluppo-della-sclerodermia/?fbclid=IwAR1uZOWKxSHFa9-DgbVRFQRriiE1tZBLSMR0b5Qd_cjyjPst4ocfZ-UELKE
http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12020&catid=907%3Acomplete&Itemid=1&fbclid=IwAR18nwuq1W5d2xMWP6YfqvReoErxCSjVGZP1sux7ZavD5RG3z7eR6teDrSM