L’importante rivista Nutrients, il 17 maggio 2019, ha pubblicato una storica ricerca portata avanti anche dalla Fondazione IRCCS Cà Granda, Ospedale Maggiore Policlinico dipartimento di scienze cliniche e salute della Comunità dell’ Università degli studi di Milano. Questo aspetto è una importante premessa perché, come dico spesso, noi tendiamo a guardare con diffidenza le ricerche che arrivano dall’estero, in questo caso l’Italia è stata in prima linea.
Questo studio è stato progettato per analizzare la misurazione delle Immuno-globuline G specifiche per gli alimenti (IgG) in una grande coorte di soggetti con una cultura alimentare simile. Le immunoglobuline G (IgG) sono un tipo di anticorpi cioè molecole coinvolte nella risposta immunitaria  dell’organismo umano. L’ipotesi è che concentrazioni elevate di IgG specifiche per gli alimenti nei soggetti affetti da infiammazione sistemica o dell’organo, possano appunto favorire uno scenario pro-infiammatorio e provocare sintomi infiammatori gastroenterici e/o da altri tessuti o infiammazioni sistemiche. La presenza di IgG specifiche per il glutine, ad esempio, indica che l’organismo controlla una possibile reazione allergica o anafilattica al glutine; impedisce l’allergia, ma al tempo stesso indica che quella persona sta mangiando glutine o prodotti analoghi in modo eccessivo o ripetuto, cosa che solitamente è ingiustamente sottovalutata dalla comunità medica.
Le concentrazioni di anticorpi IgG specifiche per il cibo sono state rilevate in 18.012 soggetti europei caucasici o meridionali, di età superiore ai 18 anni. Altri studi in passato erano giunti alle stesse conclusioni, ma questo è particolarmente rilevante dato il numero dei soggetti considerati.
La produzione di anticorpi IgG specifici per alimenti è direttamente correlata all’assunzione ricorrente o prevalente di alimenti specifici e può causare una reazione immunitaria che induce, in determinate condizioni, un aumento dei mediatori infiammatori . Il sistema immunitario non riconosce specificamente gli alimenti da IgG, come nel caso delle IgE, ma piuttosto con un approccio di somiglianza, identificando cluster di antigene alimentare che riflettono le abitudini alimentari all’interno di diverse popolazioni. Secondo questa conoscenza, la valutazione delle diverse curve di distribuzione dei livelli di IgG nella popolazione italiana, ci permette di comprendere meglio il possibile ruolo della produzione di IgG e come questi anticorpi possono evidenziare un eccesso nutrizionale specifico di un alimento, suggerendo un diverso approccio dietetico alle malattie infiammatorie.  L’aumento della quantità di contatto con alimenti antigenici porta alla produzione di IgG alimentari specifiche per un gran numero di alimenti diversi, evitando così una prevalenza assoluta di un singolo specifico di un determinato gruppo alimentare. Con queste informazioni, l’attivazione di una risposta infiammatoria ragionevole può essere possibilmente impedita o modulata.
Queste condizioni potrebbero convertire il ruolo del microbiota da un partner antinfiammatorio di cellule, in una raccolta aggressiva di batteri pro-infiammatori
Questo equilibrio immunitario perfezionato consente agli antigeni alimentari alieni di atterrare in modo sicuro sulla mucosa intestinale in quanto vengono trasformati e autorizzati a passare attraverso la superficie della mucosa e diventare elementi nutrizionali per il microbiota, diventando accettati come “alieni legali“. Il consumo ripetitivo e continuo di un particolare alimento che corrisponde ad una maggiore produzione di anticorpi specifici può fratturare l’equilibrio, aumentare i mediatori infiammatori e danneggiare i delicati incroci di gap nella mucosa intestinale.
Sono stati riscontrati livelli elevati per gli alimenti che presentavano concentrazioni di IgG > 20 U/mL, come formaggi trasformati, latte vaccino e frumento tenero. In particolare, i valori di IgG con una distribuzione bimodale, sono stati più elevati rispetto ai valori IgG con una distribuzione asimmetrica.
Quali sono quindi gli alimenti chiamati in causa?
Il primo gruppo comprende alimenti con un alto contenuto di nichel, come pomodoro, kiwi, arachidi, mandorle e grano saraceno. All’interno di questo gruppo, un secondo cluster può essere identificato, che comprende grano e cereali associati come Kamut, farro, e orzo. Il terzo gruppo comprende prodotti lattiero-caseari (come il latte di mucca e di capra, nonché parmigiano, mozzarella e ricotta). Il quarto comprende lieviti come Candida albicans e Saccharomyces cerevisiae e funghi porcini e champignon. Questo cluster è probabilmente collegato a alimenti fermentati. L’ultimo gruppo contiene noci tostate (arachidi e mandorle) ed è probabilmente correlato con oli riscaldati e cotti.
Anche il noto sito Eurosalus, che ha preso in considerazione le conclusione dello studio, ha riassunto bene i risultati della ricerca dicendo che i seguenti “ Grandi Gruppi Alimentari sono oggi una realtà incontestabile sul piano scientifico, che può aiutare qualsiasi ricercatore a personalizzare la diagnosi e la terapia dei disturbi correlati alla infiammazione da cibo” schematizzando così gli alimenti coivolti:
  • Frumento e Glutine
  • Latte, prodotti lattiero caseari e di derivazione bovina (formaggi, yogurt ecc.)
  • Prodotti fermentati e lievitati (correlati a lievito, fermentazione, presenza di miceti o lieviti, dal pane al tè, al vino, all’aceto e anche al pane azzimo e ai prodotti da forno senza lievito aggiunto)
  • Nichel, Grassi idrogenati vegetali e prodotti a questi correlati (dal cacao al pomodoro, al kiwi, ai prodotti confezionati dell’industria o ai grassi industriali cotti)
  • Oli cotti (tutti i prodotti, anche quelli casalinghi, in cui sono usati oli vegetali per la cottura)
CONFERME SULLA SALUTE
Che l’utilizzo o meno di questi gruppi alimentari possa effettivamente fare la differenza sulla salute, è confermato dal fatto che gli anticorpi IgG specifici per alimenti sono molto più elevati in pazienti con malattia di Crohn. Gli stessi pazienti hanno mostrato un significativo miglioramento clinico nei sintomi della malattia infiammatoria intestinale (IBD) quando gli alimenti associati a IgG altamente specifici sono stati rimossi dalla dieta.
E’ stato eseguito uno studio simile in doppio cieco, controllato con placebo dietetico, per dimostrare che i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile (IBS) potrebbero essere ridotti in pazienti privi di comprovata malattia celiaca e con clinica sensibilità al glutine. Un simile studio ha dimostrato che i sintomi clinici  della malattia infiammatoria intestinale, sono stati ridotti significativamente in pazienti affetti da sindrome di Sjogren, che hanno seguito una dieta caratterizzata da alte concentrazioni di alimento-specifico IgG.
In definitiva, lo scenario è scientificamente cambiato, questi alimenti non si stanno rivelando così innocenti come si è sempre pensato e se pensiamo a quanti cibi contenenti frumento, glutine e derivati del latte, fanno parte della normale alimentazione di ogni giorno, si possono spiegare ora molte cose. Probabilmente qualcuno dirà che la causa non è l’alimento in se, ma la frequenza con cui si usano. Certamente anche questo è vero, però è stato proprio questo il problema: nessuno degli organi considerati ufficiali ha mai messo in guardia dall’uso quotidiano di questi alimenti. Anzi, la colazione perfetta, da sempre consigliata, è stata latte e fette biscottate e pranzi e cene con pasta e pane, senza contare gli spuntini di yogurt o focacce e pizzette. In pratica, qualunque sia la causa, una cosa è certa, l’uso quotidiano di questi alimenti è sempre stato promosso e addirittura è stato spesso ribadito a chiare lettere che chi, senza conferme di celiachia e intolleranze al latte con analisi alla mano, avesse tolto questi alimenti, avrebbe avuto danni gravi alla salute. Tutto questo, come è evidente, è  infondato, anzi la salute e il benessere ci guadagneranno.
Noi dell’alimentazione consapevole non siamo certamente stati presi alla sprovvista da questi studi, ma abbiamo sempre sostenuto questa linea sempre più scientifica.
Fonti
https://www.mdpi.com/2072-6643/11/5/1096/htm
https://www.eurosalus.com/Infiammazione-da-cibo/Nutrients-i-Grandi-Gruppi-Alimentari-riconosciuti-dalla-comunita-scientifica-internazionale