Questi istituti italiani, l’Unità di Reumatologia Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale Università di Pisa, il Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche Unità di Reumatologia Università La Sapienza di Roma e l’Istituto Ortopedico Galeazzi dell’IRCCS di Milano hanno redatto una revisione resa reperibile su PUBMED dal 2015 in relazione al rapporto fibromialgia e nutrizione.
Come primo aspetto, viene definita sindrome da fibromialgia, una condizione di dolore cronico generalizzato, solitamente accompagnata da diversi sintomi associati, come affaticamento, disturbi del sonno, mal di testa, sindrome dell’intestino irritabile e disturbi dell’umore. I ricercatori hanno constatato che  tra itrattamenti non farmacologici,  la nutrizione è uno strumento promettente per i pazienti affetti da  fibromialgia. Lo scopo di questa revisione è stata di aggiornare le attuali conoscenze circa il rapporto tra fibromialgia e nutrizione, mediante una ricerca sistematica eseguita su Medline dal gennaio 2000 al dicembre 2014. Fra gli aspetti consolidati è che obesità e sovrappeso, spesso presenti nei pazienti con fibromialgia, sono correlati alla gravità della fibromialgia stessa, che peggiora la qualità della vita in termini di dolore, affaticamento, peggioramento della qualità del sonno e maggiore incidenza di disturbi dell’umore. Il controllo del peso è quindi uno strumento efficace per migliorare i sintomi. In relazione invece a certi alimenti da eliminare si parla ad esempio delle eccitotossine. Cosa si intende per eccitotossine?  Spieghiamo in breve cosa è la eccitotossicità. L’eccitotossicità è un fenomeno di tossicità neuronale conseguente all’esposizione a concentrazioni relativamente alte di acido glutammico (50-100 µM). Il fenomeno risulta particolarmente importante perché il glutammato è il principale neurotrasmettitore eccitatorio a livello del sistema nervoso centrale. Non è semplice entrare nei dettagli della questione, ma sappiamo che l’eccitotossine sono in genere aminoacidi che reagiscono con i recettori neurali in modo tale da provocare la distruzione di alcuni tipi di cellule cerebrali e sono presenti in molti alimenti e in quasi tutti gli alimenti trasformati. Quindi, di norma, una corretta alimentazione che punta ad evitare eccitotossine richiede di evitare alimenti e bevande industriali dove si trovano spesso dolcificanti e maltodestrine come l’amido di mais. Ad esempio, il glutammato, insieme ad altre sostanze è responsabile del cosiddetto “quinto gusto” che insieme al dolce, salato, amaro e acido costituisce i cinque gusti percepibili dall’uomo. Infatti esiste sulla lingua un recettore specifico per questa sostanza. Tutto ciò, favorisce gli stati infiammatori neurologici, perché per quanto utile in debita misura, se il glutammato è in eccesso l’effetto sarà negativo. Ho certamente semplificato una questione complessa, ma in sostanza i ricercatori stanno riscontrando che non è saggio usare qualcosa che simuli il gusto dolce.
Oltre a questo, l’attenzione è stata rivota ufficialmente anche al glutine, che in passato si pensava fosse solo un problema per i celiaci, notate cosa dicono.
La sensibilità al glutine non celiaca è sempre più riconosciuta come una condizione frequente con manifestazioni simili che si sovrappongono a quelle della fibromialgia. L’eliminazione del glutine dalla dieta dei pazienti fibromialgici sta recentemente diventando un potenziale intervento dietetico per il miglioramento clinico. In sintesi, questa revisione rivela il potenziale beneficio di specifici interventi dietetici, come strumenti non farmacologici facenti parte di un trattamento multidisciplinare per i pazienti fibromialgici.”
Quindi, anche la fibromialgia, rientra fra quelle patologie che hanno nel glutine un nemico, e questo, indipendentemente dal fatto che la persona sia affetta da celiachia o no. A questo punto, ciò che stupirà alcuni, è che queste informazioni, la maggioranza delle persone le ha potute conoscere grazie a percorsi alternativi, quando invece, come possiamo notare, presidi medici di fama nazionale, hanno redatto questo articolo, rendendo ufficiale, ciò che in passato era considerato solo un’ipotesi antiscientifica. Ma la questione non finisce qui perché altri studi hanno visto un collegamento fra fibromialgia e insulino-resistenza. Uno studio ha rilevato che i pazienti esaminati avevano valori dell’emoglobina glicata fuori range e quelli che erano considerati valori nella norma erano comunque più elevati se messi a confronto con persone sane.  Questo apre uno scenario molto importante sulla possibile strategia alimentare necessaria per affrontare questa patologia. Oltre ad eliminare il glutine bisogna adottare una strategia che riduca l’insulino-resistenza e questa si è dimostrata l’alimentazione low-carb e chetogenica.
Negli ultimi anni, si stanno accumulando sempre più testimonianze di persone che hanno raggiunto ottimi risultati, grazie ad una corretta alimentazione. In certi casi, diversi riportano che, per vedere i benefici complet,i hanno dovuto ridurre o eliminare anche i cereali senza glutine, ma questo non ci stupisce, perché diversi soggetti che hanno problemi con il glutine, hanno anche difficoltà con i cereali che non ne contengono, a causa appunto di proteine presenti in tutti i cereali e anche ai latticini. Ribadiamo l’invito a  cercare medici, che ne sono a conoscenza e riconoscono il valore di questi percorsi nutrizionali.
RIFERIMENTI

https://www.focus.it/scienza/salute/fibromialgia-e-insulino-resistenza-sono-collegate?fbclid=IwAR24yY-xSrGBHm1TmhrpxVeWtTwIBzvfILiG2G378WdQI9spFNUdtqgwBTU

 https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25786053&prev=search

https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4209093/&prev=search
http://www.sicurezzanutrizionale.org/2015/08/03/il-glutammato-facciamo-chiarezza/
La Dieta del Dott.Mozzi combinazioni alimentari e gruppi sanguigni” di Piero Mozzi.

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