Con questo articolo continua la serie dedicata ai problemi neurologici. Parlerò di epilessia, in particolare quella infantile, perché un’ amica specializzata in pediatria, mi ha espressamente detto di scrivere qualcosa su questo argomento, dato che, a suo dire, nell’ambito medico non c’è sufficiente conoscenza circa il ruolo dell’alimentazione in relazione all’epilessia infantile. Diverse associazioni, come ad esempio l’Associazione italiana Glut 1, stanno divulgando informazioni utili e noi dell’alimentazione consapevole siamo onorati di poter fare la nostra parte e sempre nel rigoroso rispetto dei documenti scientifici ufficiali.
L’epilessia è una malattia del sistema nervoso centrale (disturbo neurologico) in cui l’attività delle cellule nervose cerebrali, si interrompe causando convulsioni, periodi di comportamento insolito e talvolta perdita di coscienza.
Da Ippocrate, periodi prolungati di digiuno sono stati registrati come strumento terapeutico per l’epilessia. La letteratura medica dei primi del XX secolo riporta molti casi che suggeriscono che pazienti con varie malattie, inclusa l’epilessia, abbiano beneficiato di brevi digiuni di 2-3 settimane. Nel 1921, il Dr. RM Wilder della Mayo Clinic propose una dieta in cui la maggior parte delle calorie derivava dal grasso, imitando i cambiamenti biochimici del digiuno per il trattamento dell’epilessia. Ha coniato il termine dieta chetogenica per questa composizione alimentare. Nel 1967, Cahill ha dimostrato che, durante il digiuno prolungato, il corpo fornisce al cervello una fonte alternativa di combustibile, sotto forma di corpi chetone. Il sistema nervoso centrale non è in grado di utilizzare il grasso come fonte di energia diretta e dopo una restrizione prolungata dei carboidrati, il grasso viene convertito in corpi chetone in un processo denominato “chetogenesi”. La chetogenesi si svolge principalmente all’interno della matrice dei mitocondri situati all’interno del fegato. La chetogenesi provoca la produzione dei corpi chetone beta-idrossibbutirrato, acetoacetato, e acetone che sostituiscono il glucosio come principali fonti di combustibile del cervello.
Con lo sviluppo di farmaci anticonvulsivi sicuri ed efficaci come la fenitoina e il valproato di sodio negli anni ’50, l’interesse per la dieta chetogenica diminuì, ma la terapia fu ancora utilizzata nei casi in cui i sintomi della malattia erano refrattari ad altre terapie farmacologiche.
Sulla base delle esperienze cliniche, le diete chetogeniche hanno cominciato a riemergere a metà degli anni ’90 come alternativa in prima linea e accettabile nei pazienti con epilessia infantile che non rispondevano ad altre terapie farmacologiche anticonvulsive. Uno studio condotto dall’University College di Londra ha mostrato un evidente beneficio della dieta chetogenica nel controllo delle crisi nei bambini. Nell’analisi finale dei 54 pazienti nel gruppo dieta, il 61% ha avuto una significativa riduzione delle crisi. Inoltre, dopo aver seguito la dieta per circa 6 mesi, non ci sono state prove di effetti avversi significativi sulla cognizione dell’infanzia o sull’adattamento sociale. Specifichiamo che una alimentazione di questo tipo, rappresenta una grande sfida per i genitori, dato che viviamo in sistema alimentare basato su dolci e cereali.
Un maggiore riconoscimento della sicurezza e dell’efficacia dell’uso di diete chetogeniche nel trattamento dell’epilessia ha portato a un’applicazione efficace di questo intervento dietetico su altri disturbi. L’uso più notevole e ben studiato di una dieta chetogenica è per il trattamento dell’obesità, reso popolare dal Dr. Robert Atkins ( Dr. Atkins Diet Revolution 1972). Le diete chetogeniche hanno anche dimostrato di essere benefiche nel trattamento di pazienti con difetti del trasportatore del glucosio e altri disordini metabolici congeniti come appunto la sindrome di deficienza di Glut 1, patologia che vede nella alimentazione chetogenica, l’unica terapia possibile in questo momento. La dieta sembra promettente bene nel rallentare la progressione della sclerosi laterale amiotrofica e vi è un crescente numero di prove che suggeriscono che le diete chetogeniche possono essere utili in altre malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson. Inoltre, come abbiamo largamente già pubblicato ci sono studi che indicano un miglioramento nei pazienti con autismo depressione, sindrome dell’ovaio policistico e diabete mellito di tipo 2. Gli studi ovviamente stanno proseguendo.
Cos’è una dieta chetogenica?
Una dieta chetogenica è costituita da un alto contenuto di grassi, con contenuto proteico da moderato a basso e carboidrati molto bassi, che costringe il corpo a bruciare grassi invece del glucosio per la sintesi di adenosina trifosfato (ATP). Generalmente, il rapporto in peso è 3: 1 o 4: 1 grasso per carboidrati + proteine, producendo una dieta che ha una distribuzione di energia di circa l’8% di proteine, 2% di carboidrati e 90% di grassi. Generalmente una alimentazione chetogenica quindi deve apportare non più di 20/50 gr di carboidrati al giorno utilizzando solo verdure e certi ortaggi. Una grossa differenza con la dieta americana classica che comprende in media 265 g di carboidrati al giorno. Ovviamente anche noi in italia non siamo da meno con l’abuso dei carboidrati.
Comunque tornando al meccanismo dell’alimentazione chetogenica si può semplificare nel seguente modo.
Il metabolismo dei grassi avviene attraverso l’ossidazione degli acidi grassi da parte del fegato, producendo i corpi chetonici tra cui acetoacetato, β-idrossibutirrato e acetone. I chetoni vengono trasportati nel sangue verso i tessuti dove vengono convertiti in acetil-CoA, un substrato nella prima fase del ciclo dell’acido citrico. Il basso tenore di carboidrati della dieta chetogenica può causare una modesta riduzione del glucosio nel sangue e un maggiore controllo glicemico complessivo con conseguente riduzione dei livelli di emoglobina glicata. Alla base del meccanismo d’azione della dieta chetogenica nell’epilessia sembrano esserci proprio i “corpi chetonici” che vengono prodotti dal fegato per sopperire alla mancanza di zucchero (glucosio) e diventano il carburante primario che il cervello utilizza per assolvere alle sue mansioni. ll meccanismo d’azione vero e proprio, nonostante molte siano le ipotesi, resta ancora parzialmente sconosciuto. Il noto giornalista Gary Taubes, che con i suoi scritti divenne uno dei maggiori punti di riferimento per diversi medici, portò all’attenzione della comunità scientifica uno degli aspetti fondamentali di questo programma alimentare cito  testualmente un passaggio chiave:” il cervello e il sistema nervoso centrale funzionano più efficacemente sfruttando i chetoni che non il glucosio. E come tale, la chetosi è presumibilmente, non soltanto una condizione naturale, ma anche particolarmente salutare. Una prova in favore di questa conclusione è che i medici hanno utilizzato le diete chetogeniche per curare casi intrattabili di epilessia infantile fin dagli anni trenta. E i ricercatori hanno recentemente cominciato a testare l’ipotesi che le diete chetogeniche possano curare l’epilessia anche negli adulti.”
Io faccio un semplice esempio per far comprendere come funziona il nostro organismo. Immaginate che il nostro metabolismo sia una autostrada a tre corsie, più quella di emergenza. Il traffico normale si svolge nelle tre corsie e quella è certamente trafficata, ma se tutto procede senza intoppi, avrà sempre un ottimo scorrimento veloce ed efficiente. Ecco quella rappresenta la via dei grassi, con la sua produzione di chetoni. A lato c’è la corsia di emergenza sempre libera e veloce , ma appunto è solo per le emergenze ,quella è la via degli zuccheri. Quando se ne mangiano troppi bisogna smaltirli velocemente ed il nostro metabolismo è capace di farlo per non ritrovarsi troppo zucchero nel sangue e con un intervento massiccio dell’insulina se capita ogni tanto  solitamente non ci sono problemi. Ovviamente, comprendiamo con questo esempio banale che questa non è la corsia da percorrere abitualmente se così fosse appariranno guai  metabolici ,come quelli che avvengono a livello legale  e non solo; se decidessimo di fare un viaggio in autostrada sfruttando solamente la corsia di emergenza. Spero che l’esempio si stato esaustivo.
Colgo anche l’occasione, per chiarire un aspetto importante in relazione a questa alimentazione ribattezzata da alcuni “essenziale”.  E’ giusto che comprendiamo meglio perché, molti hanno mandato in remissione diverse delle loro patologie con l’alimentazione, il motivo è che si sono rivolti a professionisti esperti che conoscendo questo processo naturale del nostro organismo, hanno prescritto loro, l’assunzione di alimenti adatti al sistema immunitario, ma allo stesso tempo un bassissimo apporto di carboidrati calibrato sulle necessità del paziente. In questo modo, diversi di voi si sono ritrovati ad applicare una dieta di base chetogenica, forse senza saperlo, ovviamente penserete che alla fine sono i risultati quelli che contano, ed è vero, ma noi crediamo che la consapevolezza di ciò che accade nel nostro corpo sia un aspetto essenziale di questo percorso. L’invito che rivolgiamo ai nostri lettori è sempre quello di affidarsi a specialisti che riconoscono l’immenso valore di una alimentazione corretta e che sono al passo con questi studi.
Riferimenti
https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4215472/&prev=search
https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.ncbi.nlm.nih.gov%2Fm%2Fpubmed%2F11581442%2F%3Fi%3D3%26from%3D%252F16441911%252Frelated&h=AT0O0RDOFTLDam4RxeJlD8muf_-ROvWlxYaHmSTTrVlJFz5xVygk93V6xLykkMj_BXtlkdWjxLgT3iSZjjNekpZmmD3gaX7WJAcJfsfU0JwjzC0tWzlrHjqGDLrCl88SO5AnNQ
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24675110
 
“Perché si diventa grassi”di Gary Taubes edito dalla Sonzogno