“Mio nonno mangiava di tutto ed è campato in salute fino a novant’anni, perché dovrei stare attento al cibo che mangio?”
Si sente sempre più spesso ripetere questa domanda appena si tocca l’argomento dell’alimentazione.
Spesso, davanti a questi esempi, sosteniamo che alla fine la colpa sia allora dell’inquinamento e dello stress e non del cibo o comunque si tende ad utilizzare questi esempi per sostenere che il cibo non influisce così tanto sulla salute. Ovviamente l’inquinamento e lo stress non sono benefici, ma questi esempi di alcuni vissuti in salute fino alla morte, indicano che il cibo non influisca sulla salute?
Per comprendere come stanno le cose esamineremo in breve l’epigenetica. L’argomento, come si può intuire, è complesso e cercherò di semplificarlo, ovviamente come sempre, per chi desidera, in fondo sono stati messi tutti i riferimenti rigorosamente autorevoli e scientifici.
Il termine “epigenetico” significa letteralmente “oltre ai cambiamenti nella sequenza genetica.” Il termine si è evoluto per includere qualsiasi processo che alterasse l’attività dei geni senza modificare la sequenza del DNA . La scienza dell’epigenetica, rivela non solo un nuovo modo di concettualizzare il comportamento dei nostri geni ma, cosa più importante, fornisce anche una nuova prospettiva sulla comprensione delle dilaganti problematiche di salute che caratterizzano il moderno mondo occidentale. La ricerca epigenetica svela che le nostre scelte relative al modo di vivere (il cibo che mangiamo, gli integratori che prendiamo, l’esercizio fisico che facciamo e perfino il contenuto emotivo delle nostre esperienze quotidiane) sono elementi coinvolti nell’orchestrazione delle reazioni chimiche che attivano o disattivano parti del nostro genoma, che codificheranno esiti pericolosi per la salute spianando la strada a una patologia, o creeranno un ambiente interno favorevole alla longevità e alla resistenza alle malattie.
Recentemente è stato dimostrato che le mutazioni che riguardano i fenomeni epigenetici, possono essere trasmesse alle cellule figlie. La questione ad esempio è molto indagata nei casi riguardanti i tumori. Infatti, in un interessante articolo dedicato all’epigenentica, pubblicato sul sito dell’Associazione Italiana ricerca sul Cancro, leggiamo : “Ciò apre un importante capitolo sul quale si inizia solo ora a lavorare, l’importanza dello stile di vita sulla predisposizione al cancro, che ha implicazioni che vanno al di là della pur importantissima possibilità di cura delle singole forme di tumore, come spiega Pier Paolo Di Fiore, direttore scientifico dell’IFOM di Milano, genetista e autore di importanti studi nel campo: “Si può dire che ci troviamo di fronte a un passo in avanti davvero fondamentale nella comprensione di tutto ciò che porta allo sviluppo di un tumore, e a un cambiamento epocale: si è sempre ritenuto, infatti, che le mutazioni acquisite durante la vita non potessero essere ereditate dalla progenie, ma ora si sa che non è così.””
In sostanza, solo recentemente, la ricerca ha dimostrato che l’espressione dei geni può essere influenzata da stimoli ambientali e dallo stile di vita.
Dato che trattiamo alimentazione consapevole, ci soffermeremo in questo caso, su un aspetto dello stile di vita: la nutrizione.
È interessante notare che sia i fattori dietetici che quelli genetici, possono esercitare la loro influenza epigenetica su diverse generazioni. L’intrigante possibilità che la dieta possa influenzare la direzione e l’estensione dei cambiamenti epigenetici, apre nuove vie per la prevenzione o il trattamento dei disturbi comuni. Ad esempio, la nutrizione materna potrebbe essere utilizzata per indirizzare attivamente lo sviluppo fetale, con conseguenze per le prestazioni della vita successiva, come le abilità cognitive. È necessaria una maggiore conoscenza di queste nuove applicazioni. Questo in parte proviene da nuove strategie per mappare le regioni epigenomiche, consentendo l’identificazione di più geni coinvolti nell’epigenetica e permettendo lo studio della loro risposta alla nutrizione. Ma ciò non avviene solo nel caso della nutrizione materna, anche la parte paterna può influenzare le generazioni future. Su questo ulteriori studi hanno rivelato che, i nipoti dei nonni paterni degli uomini svedesi, esposti durante la preadolescenza alla carestia del diciannovesimo secolo, avevano meno probabilità di morire di malattie cardiovascolari; se il cibo era stato abbondante, allora la mortalità causata dal diabete nei nipoti aumentava, suggerendo che ciò fosse dovuto ad un’eredità epigenetica trans generazionale. L’effetto opposto si osservò per le femmine: le nipoti dei nonni paterni che subirono la carestia in grembo (e quindi quando le cellule riproduttive erano già formate) avevano vita più corta della media.
Ecco quindi che, le ricerche sulla relazione tra ambiente e geni e sulla possibilità che i cambiamenti epigenetici possano essere trasmessi alla progenie, aprono un importante capitolo sull’ereditarietà delle malattie.
Riassumendo, gli studi stanno confermano che il cibo utilizzato dai nonni o dai genitori, anche se non aveva conseguenze dirette su di loro, lo può avere sulla generazione successiva. Per prendere a prestito una espressione legata ad altri contesti, possiamo definirli una sorta di“ portatori sani”. Comprendiamo così come è semplicistico pensare che se certi cibi non hanno danneggiato in modo evidente i nostri genitori o nonni, automaticamente non sono stati dannosi sotto l’aspetto genetico o non danneggeranno noi. Tradotto nella pratica vediamo che oggi stanno dilagando sempre più certe patologie come cancro, patologie autoimmuni, sindrome metabolica, celiachia ecc. La continua esposizione a cereali, soprattutto contenenti glutine ,ai latticini e certamente zuccheri e cibi industriali, possono anche aver in un primo momento risparmiato buona parte dei nostri nonni e genitori, ma evidentemente, non sta risparmiando noi.
A questo punto, prima di semplificare dicendo “mio nonno l’ha sempre mangiato ed è campato novant’anni”, sarebbe bene vedere quali sono state le conseguenze in termini di salute sui discendenti. Al presente, l’unico modo per contrastare i problemi ereditati è ritornare ad una alimentazione corretta e magari anche più rigida, proprio perché l’espressione dei geni è stata modificata e si è ancora più inclini a sviluppare certe patologie. Questo pone, su chi desidera avere figli, anche una grossa responsabilità in termini di alimentazione, perché se per qualche motivo mangiando un determinato cibo, il genitore non riscontra problemi, può mettere invece il figlio o il nipote che arriverà in condizione di pagare il conto.
Non sono infatti, come abbiamo visto, solo le sequenze inscritte nel DNA, sulle quali l’individuo non ha possibilità di intervento, a determinare il rischio di malattia di figli e nipoti, ma anche l’ambiente in cui si vive e gli stili di vita che si adottano. Più si confermeranno i risultati degli studi che identificano nelle mutazioni epigenetiche l’origine di patologie come il cancro (ma anche di determinanti della longevità), più ogni individuo avrà una responsabilità maggiore nel condurre la propria vita in modo sano e nell’aderire ai consigli di prevenzione per un percorso sempre più di alimentazione consapevole.
Riferimenti
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/19776628/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/22878237/?i=3&from=%2F19776628%2Frelated
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https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/medicina-non_convenzionale/che-cos-e-l-epigenetica
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16391557?dopt=Abstract

https://www.tesionline.it/consult/brano.jsp?id=30004&fbclid=IwAR1GQ1zBGdTbpwToWwDgUwWRvst9CKH6y504xNWVgVxfmZzTAGCnE42ANzE