Lunedì 17 dicembre 2018 potrebbe essere definita una data storica per tutti i diabetici  di tutto il mondo.

Questo è il giorno in cui l’ADA, sigla che sta per “American Diabetes Association“, ha rilasciato i suoi nuovi standard di cura medica ed inserisce finalmente informazioni aggiornate sui benefici di una dieta a basso, anche bassissimo, utilizzo di carboidrati per la gestione del diabete. L’ADA è un’organizzazione no profit con sede negli Stati Uniti, che cerca di educare e aiutare le persone al fine di prevenire e curare il diabete di tipo 2 e 1.
Questo aggiornato documento prende in esame le diete VLC, che sta per Very Low Carb, che significa “molto basso di carboidrati” quindi non semplicemente Low  Carb “basso di carboidrati” . Questa specifica è importante perché l’ American Academy o Family Physicians definisce queste diete come limite tra i 20 e 60 grammi al giorno di carboidrati e una revisione del 2016 le classifica con al massimo 50 grammi di carboidrati al giorno. Al contrario, una dieta low-carb potrebbe contenere, secondo alcune versioni, anche 100 o 120 grammi di carboidrati.

Leggiamo quanto segue:
“La quantità di assunzione di carboidrati richiesta per una salute ottimale nell’uomo non è nota. Anche se, il livello raccomandato di carboidrati per gli adulti senza diabete (19 anni e oltre), è di 130 g / die ed è determinato in parte dal fabbisogno di glucosio del cervello, questo fabbisogno energetico può essere soddisfatto dai processi metabolici dell’organismo, che includono la glicogenolisi, gluconeogenesi (attraverso il metabolismo del componente glicerolo degli amminoacidi grassi o gluconeogenici nelle proteine) e / o della chetogenesi nel contesto dell’assunzione di carboidrati dietetici molto bassi.
In sostanza dice il documento:” Ridurre l’assunzione complessiva di carboidrati per le persone con diabete, ha dimostrato la maggior parte delle prove per migliorare la glicemia e può essere applicato in una varietà di modelli alimentari che soddisfino le esigenze e le preferenze individuali.”
Per gli adulti selezionati con diabete di tipo 2 che non soddisfano gli obiettivi glicemici o dove ridurre i farmaci antiglicemici è una priorità, ridurre l’assunzione complessiva di carboidrati con piani alimentari a basso o molto basso contenuto di carboidrati è un approccio praticabile.
Vengono presi in considerazione a questo punto modelli a basso contenuto di carboidrati o a bassissimo contenuto di carboidrati.
È stato dimostrato che i modelli alimentari a basso contenuto di carboidrati, in particolare i modelli alimentari a bassissimo contenuto di carboidrati (VLC), riducono l’A1C (emoglobina glicata) e la necessità di farmaci antiiperglicemizzanti. Questi modelli alimentari sono tra i modelli alimentari più studiati per il diabete di tipo 2. Una meta-analisi che confrontava i modelli di consumo di carboidrati a basso contenuto di carboidrati (definiti come 45% delle calorie da carboidrati) ha mostrato che i benefici di A1C erano più pronunciati negli interventi a bassissimo contenuto di carboidrati (dove meno del 26% delle calorie proveniva da carboidrati) .
Un’altra meta-analisi ha confrontato un modello alimentare a basso contenuto di carboidrati (definito come <40% delle calorie da carboidrati) in uno schema alimentare a basso contenuto di grassi (definito come <30% delle calorie da grassi). In studi lunghi fino a 6 mesi, il modello alimentare a basso contenuto di carboidrati ha migliorato di più l’A1C (emoglobina glicata) e in studi di varie lunghezze, ha abbassato i trigliceridi, ha aumentato l’HDL-C (colesterolo comunemente detto buono), abbassato la pressione sanguigna e ha portato a una maggiore riduzione dei farmaci per il diabete. Infine, in un’altra meta-analisi che confronta i modelli alimentari a basso contenuto di carboidrati , maggiore è la restrizione di carboidrati, maggiore è la riduzione di A1C. “
Quali sono le prove a supporto di specifici schemi alimentari nella gestione del diabete di tipo 1?
Prima di vedere cosa dice il documento è bene fare una premessa: applicare una dieta a basso o bassissimo contenuto di carboidrati nel caso del diabete di tipo 1, può risultare complesso e quindi va fatto sotto costante controllo medico, soprattutto medici esperti in diete low-carb e chetogeniche.
Infatti il documento tiene a precisare che, attualmente, in questi casi gli studi sono ancora pochi per fornire una certezza assoluta sulla sua sicurezza. Allo stesso tempo inseriscono giustamente i risultati fino ad ora ottenuti con la sperimentazione.
Leggiamo quanto segue: “Alcuni studi hanno esaminato l’impatto di un modello alimentare a bassissimo contenuto di carboidrati per gli adulti con diabete di tipo 1. Uno studio randomizzato crossover con 10 partecipanti ha esaminato uno schema alimentare “Very Low Carb” che puntava a 47 g di carboidrati al giorno senza concentrarsi sulla restrizione calorica rispetto a uno schema di assunzione di carboidrati più elevato mirando a 225 g di carboidrati al giorno per 1 settimana ciascuno. I partecipanti che seguivano questo modello alimentare presentavano una minore variabilità glicemica, trascorrevano più tempo nell’euglicemia ( livello normale di zucchero nel sangue) e meno tempo nell’ipoglicemia, e richiedevano meno insulina . Una prova di 48 persone, con  un modello che mirava a un obiettivo di 75 g di carboidrati o meno al giorno, ha rilevato che ha perso peso, A1C (emoglobina glicata) e trigliceridi erano ridotti e HDL-C (colesterolo detto comunemente buono) aumentato dopo 3 mesi. La cosa interessante è che, dopo 4 anni, l’emoglobina glicata era ancora più bassa e HDL-C era ancora più alto rispetto al basale. “
Il documento, in relazione al diabete di tipo 1, conclude dicendo: “Questa evidenza suggerisce che un modello alimentare “Very Low Carb” può avere potenziali benefici per gli adulti con diabete di tipo 1, ma sono necessari studi clinici di dimensioni e durata sufficienti per confermare i risultati precedenti.”
Ora, con queste nuove linee guida, gli operatori sanitari sono autorizzati e incoraggiati ad applicare, secondo il caso, diete a basso e bassissimo contenuto di carboidrati per la gestione del diabete.
E’ ormai da diverso tempo che vi tenevo costantemente aggiornati su tutti gli studi scientifici disponibili e i progressi fatti dalla ricerca  al riguardo e ora arriva l’ufficialità di una associazione così determinante a livello internazionale. Anche questa  è una soddisfazione  per chi è dalla parte dell’ alimentazione consapevole.
FONTE
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/obr.12405?fbclid=IwAR1zDyb8aQFIeBxYiMOxPblVi2AcXu2G3YkLTlNJlcsHl8WLVWsQhSdrNxI
http://care.diabetesjournals.org/content/42/5/731?fbclid=IwAR2P0REf7PDusba6hwR0nxTZuz9i8V9tjgpfeZ3DUQ6R54zL1mHbh3N9_6Y