In altre occasioni, ho pubblicato articoli che mettevano in risalto come moltissime patologie avessero implicazioni dirette o indirette con l’innalzamento della glicemia e il diabete e quindi come una alimentazione a basso contenuto di carboidrati fosse preferibile. In questa occasione dedico specificamente questo articolo al diabete mellito di tipo 2. Si, per tutti, ma ovviamente in special modo per i diabetici, la glicemia è il parametro fondamentale e come sappiamo la glicemia ideale  dovrebbe essere al mattino a digiuno tra 60 e 90. Scopriremo così la quota indicativa di carboidrati giornaliera suggerita da certi ricercatori che non si sono accontentati della classica dieta proposta al diabetico.
Rivediamo innanzi tutto alcune informazioni su questo tipo di diabete. Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata dall’aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. Rappresenta la forma di diabete più comune e interessa il 90% dei casi. Si sviluppa prevalentemente a partire dai 40 anni di età e colpisce principalmente i soggetti obesi o in sovrappeso. Responsabile di questo fenomeno è un difetto assoluto o relativo di insulina, che consente all’organismo di utilizzare il glucosio per i processi energetici all’interno delle cellule. Quando l’insulina è prodotta in quantità non sufficiente dal pancreas, oppure le cellule dell’organismo non rispondono alla sua presenza, nel sangue si avranno livelli di glucosio più alti del normale (iperglicemia) favorendo, così, la comparsa del diabete mellito. La diagnosi di diabete è certa con un valore di glicemia di 200 mg/dl, rilevato in qualunque momento della giornata o due ore dopo un carico di glucosio. L’insulina è un ormone secreto dalle isole di Langherhans del pancreas ed è indispensabile per il metabolismo degli zuccheri. Tutti gli zuccheri semplici e complessi (amidi), che vengono assunti con l’alimentazione, sono trasformati nel corso della digestione in glucosio. Affinché il glucosio possa fare il suo ingresso nelle cellule ed essere utilizzato come “carburante”, è necessaria la presenza dell’insulina.
Il diabete mellito di tipo 2 ha raggiunto proporzioni epidemiche nel mondo moderno. Secondo l’Istat nel 2016 sono oltre 3 milioni 200 mila in Italia le persone che dichiarano di essere affette da diabete, il 5,3% dell’intera popolazione (16,5% fra le persone di 65 anni e oltre). La diffusione del diabete è quasi raddoppiata in trent’anni (coinvolgeva il 2,9% della popolazione nel 1980). Anche rispetto al 2000 i diabetici sono 1 milione in più e ciò è dovuto sia ad ’invecchiamento della popolazione che ad altri fattori, tra cui l’anticipazione delle diagnosi (che porta in evidenza casi prima sconosciuti) e l’aumento della sopravvivenza dei malati di diabete.
Ormai è assodato dai più autorevoli studi clinici, che negli individui affetti da questa forma di diabete, la restrizione dei carboidrati e la perdita di peso, possono migliorare l’iperglicemia e l’obesità. Recentemente diversi autori, tra cui una divisione di Medicina Interna Generale dell’importante centro di Dipartimento di Medicina della Duke University Medical Center Durham, negli Stati Uniti, hanno reso note le loro osservazioni in relazione alle possibili strategie nutrizionali in tema di diabete mellito di tipo 2.
Cosa propongono in pratica gli autori?
Sostengono che la strada sostanzialmente corretta è quella di ridurre l’assunzione di carboidrati a un certo livello, in genere al di sotto di 50 g al giorno, ciò porta ad un aumento della chetogenesi, al fine di fornire carburante per il corpo. Gli autori propongono questa alimentazione perché sanno benissimo che il nostro organismo può sfruttare, come fonte energetica più pulita, i grassi al posto degli zuccheri. Queste diete a basso contenuto di carboidrati sono state impiegate per il trattamento dell’obesità e del diabete nel XIX secolo e all’inizio del XX. La recente ricerca clinica ha riscoperto l’uso della di queste strategie nutrizionali per le persone con obesità e diabete. Sebbene caratterizzata da iperglicemia cronica, la causa sottostante del diabete è l’iperinsulinemia e la resistenza all’insulina, in genere a seguito di un maggiore apporto energetico che porta all’obesità. La dieta chetogenica riduce sostanzialmente la risposta glicemica derivante dai carboidrati della dieta e migliora la resistenza all’insulina sottostante. Questa conclusione si basa su diverse informazioni raccolte dalla ricerca bibliografica, della scienza pubblicata e l’esperienza clinica. Gli esperti dicono che mentre l’attuale trattamento ufficiale del diabete mellito di tipo 2, è basato sul trattamento farmacologico e una dieta ricca di carboidrati, al contrario la dieta con questi contenuti di carboidrati è un’alternativa efficace che si basa meno sui farmaci e può anche essere un’opzione preferibile quando, appunto i farmaci non sono disponibili.
In sostanza, il punto focale a cui i ricercatori danno risalto è che se si vogliono vedere risultati concreti i carboidrati assunti giornalmente devono aggirarsi intorno ai 50 gr. e anche meno. In questo caso, per chi volesse tentare con questa strategia nutrizionale suggerisco di farsi aiutare da un medico esperto in questo approccio. Il motivo è che per saper stare su quote di carboidrati così basse, occorre praticamente basare la propria alimentazione su carne, pesce, uova, grassi come fonte energetica e fonti vegetali adatte. E questo richiede una basilare impostazione da parte di un medico, che osservando l’andamento e il contesto di vita della persona, sarà nella posizione di rivedere i dosaggi dei farmaci assunti o, come accade spesso, sospenderli, per evitare la conseguente ipoglicemia. Certamente questo richiede uno sforzo concreto da parte della persona, ma l’alternativa sono i farmaci e con il tempo come si osserva spesso, anche l’aumento dei dosaggi e i noti effetti collaterali. La maggioranza, per ovvi motivi, sceglie la strada dei farmaci, ma credo che sia giusto che ognuno sappia dell’esistenza di un alternativa basata sulla corretta alimentazione, così che anche se si decide di scartarla ciò, sia fatto con consapevolezza. Concludiamo con queste parole:
“Alla fine della nostra giornata clinica, torniamo a casa pensando:” I miglioramenti clinici sono così grandi e ovvi, perché gli altri medici non capiscono? “La restrizione dei carboidrati è facilmente compresa dai pazienti: Perché i carboidrati nella dieta aumentano il glucosio nel sangue e poiché il diabete è definito da alti livelli di glucosio nel sangue, ha senso abbassare i carboidrati nella dieta. Riducendo i carboidrati nella dieta, siamo riusciti a ridurre i pazienti di 150 unità di insulina al giorno in 8 giorni, con un netto miglioramento del controllo glicemico , persino la normalizzazione dei parametri glicemici. “-Eric Westman Responsabile Medico, Cliniche HEAL e Professore Associato di Medicina, Duke University”.
Riferimento
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/30289048/?i=15&from=/trending
https://www.diabete.net/cose-il-diabete-mellito/conoscere-il-diabete/tutto-sul-diabete/30920/
https://www.istat.it/it/archivio/202600