In questo periodo, tramite i mezzi d’informazione, si è dato l’allarme in relazione all’aumento dei diabetici in Italia e allo stesso tempo al dilagare dei tumori. La domanda che spontaneamente ci si pone è: esiste una relazione fra le due patologie? Si, in effetti esiste una correlazione.
Perché, analizzando i fattori che facilitano la crescita tumorale, i ricercatori hanno scoperto che l’insulina (e livelli elevati di zucchero nel sangue), mantengono un ambiente favorevole al cancro.
Molti ricercatori affermano questo, ma, ovviamente, non potendo citarli tutti, prenderemo in considerazione due ricerche autorevoli, una italiana e un’altra tedesca. Quella tedesca parte da una domanda ancora più stimolante: C’è un ruolo nella limitazione dei carboidrati, nel trattamento e nella prevenzione del cancro?
Il Dott. Riccardo Vigneri , diabetologo di notevole fama nazionale, essendo stato, in anni passati, anche presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (Sid) , spiega che l’azione di stimolo alla crescita delle cellule dovuta all’insulina, non è l’unica che lega diabete e cancro. “Quando si instaura un diabete, tutto l’organismo ne risente ed è dimostrato che l’iperglicemia altera il sistema immunitario, indebolendo le sue capacità di reazione di fronte a un tumore in crescita”. Vi sono poi delle specificità d’organo: è noto che tra i diabetici c’è un tasso di tumori epatici, che è fino a tre volte quello del resto della popolazione, e di tumori del pancreas che è doppio. Nel caso del fegato, tuttavia, si tratta anche di conseguenze indirette della malattia. Sottolinea Vigneri: “Chi ha un diabete è più esposto al virus dell’epatite che, come è noto, può avviare la cirrosi e quindi il tumore. Inoltre, chi ha il diabete è spesso obeso e l’obesità provoca la steatosi epatica, anch’essa primo passo verso la cirrosi e poi una degenerazione tumorale.
In un trattato sull’argomento del 2009, a cura sempre del Dott.Vigneri, viene spiegato che l’iperglicemia da sola può favorire i tumori. E che anche pazienti non ancora diabetici sono a rischio relativo di cancro aumentato del 30–80%. Viene allo stesso tempo specificato che bisognerà comprendere sempre meglio i meccanismi e il ruolo, sia del iperglicemia che della conseguente azione dell’insulina. Infatti, pur se in questi studi non è stata dosata l’insulinemia, è verosimile che molti di questi soggetti, siano stati iperinsulinemici: pertanto è difficile distinguere il ruolo della iperglicemia da quello della iperinsulinemia. Il trattato riassume le conclusioni indicando che, sostanzialmente, è confermato che vi è una associazione significativa tra diabete e cancro e che i meccanismi molecolari con cui il diabete favorisce la comparsa e la progressione del cancro sono molteplici e coinvolgono probabilmente l’iperglicemia e certamente l’iperinsulinemia e l’iperespressione dei recettori insulinici. Viene anche ricordato che la relazione tra diabete e cancro è complessa, quindi diversi aspetti rimangono da chiarire.
Ora passiamo alle osservazioni del Dipartimento di radiologia oncologica dell’ospedale universitario di Wurzburg in Germania. L’articolo in questione è stato pubblicato il 26 ottobre del 2011 sul Nutrition & Metabolism e appunto titolava: C’è un ruolo nella limitazione dei carboidrati nel trattamento e nella prevenzione del cancro?
Riassumono le loro ricerche sostenendo che negi ultimi anni, le prove si sono accumulate, suggerendo che riducendo sistematicamente la quantità di carboidrati alimentari, si potrebbe sopprimere, o almeno ritardare, l’emergere del cancro e che la proliferazione delle cellule tumorali già esistenti, potrebbe essere rallentata. Questa ipotesi è supportata dall’associazione tra moderne malattie croniche, come la sindrome metabolica e il rischio di sviluppare o morire di cancro. Il glucosio, a cui i carboidrati più complessi sono in ultima analisi digeriti, possono avere effetti diretti e indiretti sulla proliferazione delle cellule tumorali: in primo luogo, contrariamente alle cellule normali, la maggior parte delle cellule maligne dipendono dalla disponibilità stabile di glucosio nel sangue per la loro energia e le richieste di generazione di biomassa non sono in grado di metabolizzare quantità significative di acidi grassi o corpi chetonici, a causa della disfunzione mitocondriale. in secondoluogo,  insulina alta e fattore di crescita insulino-simile (IGF) -1 livelli, derivanti dall’ingestione cronica di pasti di dieta occidentale, ricchi di carboidrati, possono promuovere direttamente la proliferazione delle cellule tumorali attraverso la via di segnalazione dell’insulina / IGF1. In terzo luogo, i corpi chetonici, che sono elevati quando i livelli di insulina e glicemia sono bassi, sono stati trovati a influenzare negativamente la proliferazione di diverse cellule maligne in vitro o a non essere utilizzabili dalle cellule tumorali, per richieste metaboliche. Inoltre, molti pazienti oncologici mostrano un metabolismo del glucosio alterato, caratterizzato da insulino-resistenza e possono trarre beneficio da un maggiore apporto di proteine e grassi. In definitiva viene evidenziato l’effetto benefico delle diete a basso contenuto di carboidrati sulla prevenzione e sul trattamento del cancro.
In conclusione, l’obbiettivo di queste informazioni è rendervi consapevoli del valore di una corretta alimentazione e, allo stesso tempo, ricordarvi l’importanza di affidarvi a professionisti sanitari che ne siano altrettanto consapevoli.
Riferimenti
https://www.ondaosservatorio.it/ondauploads/2017/05/CV-Vigneri-Onda-2017.pdf
http://www.siditalia.it/divulgazione/alimentazione-e-diabete
https://www.airc.it/media/Area-stampa/Eventi/Arance-2012/pdf/moschetta-intervento.pdf
https://www.airc.it/media/Fondamentale/Aprile-2012/diabete_e_cancro_sci_apr12f.pdf
http://www.ildiabeteonline.it/wp-content/uploads/2015/02/diabete21_1_1.pdf
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/22029671/
https://nutritionandmetabolism.biomedcentral.com/articles/10.1186/1743-7075-8-75