La grelina è un ormone, che viene secreto dallo stomaco quando è vuoto e invia al cervello il messaggio che abbiamo necessità di mangiare.
A questo punto, si comprende quanto sia necessario che funzioni adeguatamente, perché, se così non fosse, segnalerebbe che siamo affamati, quando invece il cibo è stato da poco introdotto, scollegando così il cervello dallo stomaco. Il risultato? Come è facile intuire, questa è una delle cause di obesità, in cui lo stomaco richiede più cibo e con più frequenza di quanto ci sia bisogno. Uno studio, pubblicato proprio quest’anno, ha provveduto ulteriori informazioni sui motivi per cui questo ormone va in tilt. Anche un altro ormone, chiamato leptina, è coinvolto, ma in questo caso lo studio si è concentrato sulla grelina, vediamone alcuni aspetti essenziali.
In questo studio, si ricorda quanto sia noto che il contenuto di macronutrienti di un pasto ha diversi effetti sulla sazietà postprandiale e sulle risposte ormonali dell’appetito. Se l’obesità interagisce con tali risposte nutrienti-dipendenti non è ben caratterizzata. Hanno così esaminato  l’appetito postprandiale e le risposte ormonali di sazietà dopo un pasto ricco di proteine ​​ oppure ad alto contenuto di carboidrati o, ancora, ricco di grassi. Questo è stato uno studio randomizzato  su 9 soggetti magri insulino-sensibili e 9 obesi resistenti all’insulina giovani (età 21-40 anni), normoglicemici, cinesi, uomini, misurando la concentrazione plasmatica a digiuno e post-prandiale di glucosio, insulina, peptide-1 glucagone-simile attivo, peptide-YY totale e acil-grelina, in risposta a pasti di ricchi di proteine, di grassi o di carboidrati. In sostanza è emerso che, pasti a base di proteine e grassi hanno anche soppresso la grelina in misura maggiore rispetto ai pasti a base di carboidrati nei soggetti obesi rispetto ai soggetti magri. In conclusione, un pasto ricco di proteine ​​o ad alto contenuto di grassi induce una sazietà postprandiale e una risposta ormonale dell’appetito più favorevoli rispetto a un pasto ricco di carboidrati in soggetti obesi resistenti all’insulina.

Qualcuno, ora potrebbe dire: appunto questo è avvenuto in particolare nei soggetti resistenti all’insulina! Si ma allo stesso tempo è utile ricordare che insulino-resitenti si può diventare proprio con l’utilizzo di quantità inadeguate di carboidrati. A questo riguardo il famoso neurologo David Perlmutter avverte che, se la grelina è sempre attiva, ci farà mangiare sempre più spesso carboidrati, stimolando voglie irresistibili di alimenti che faranno ingrassare, influiranno sull’equilibrio glicemico e stati infiammatori, con il risultato che ci saranno problemi anche a livello cerebrale.
 
Riferimenti
https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/29385178&prev=search
“La Dieta intelligente” di David Perlmutter pag.231