Come ben sappiamo è sempre stata opinione comune che i grassi saturi siano negativi per i valori lipidici del sangue. Ad esempio, le linee guida dietetiche per gli americani (DGA) del 2015, raccomandano di consumare meno del 10% delle calorie giornaliere da grassi saturi. Questa enfasi sulla limitazione dell’assunzione di grassi saturi è continuata per decenni sulla base della comprensione scientifica, che l’assunzione dietetica di acidi grassi saturi (SFA) aumenta il colesterolo LDL, chiamato superficialmente cattivo, nel plasma, mentre l’utilizzo di acidi grassi mono e poli-insaturi riduce le concentrazioni di questo colesterolo .
Tuttavia, l’evidenza dell’impatto dei grassi saturi sul rischio di malattie cardiovascolari non è così sicura come spesso si è fatto pensare. Infatti è emerso che l’effetto di determinati alimenti sul rischio cardiovascolare non può essere previsto unicamente dal loro contenuto di grassi saturi. I singoli grassi saturi possono avere diversi effetti cardiovascolari e le principali fonti alimentari di grassi saturi a base vegetale e animale, contengono un’ampia varietà di altri composti, che potrebbero influenzare gli esiti cardiovascolari. Nel tempo, quindi, si è  puntato il dito verso i grassi e, soprattutto saturi, per giustificare il peggioramento del profilo lipidico del sangue. Allo stesso tempo poche ricerche sono state fatte sull’effetto dell’assunzione di grassi saturi sul profilo lipidico, nel contesto di diete a basso contenuto di carboidrati.
In questo caso ci viene in aiuto uno studio molto recente diretto dalla Stanford University e pubblicato sul The American Journal of Clinical Nutrition nel gennaio del 2019.
Reclutati 609 adulti generalmente sani, di età compresa tra i 18 e i 50 anni, con indici di massa corporea di 28-40 , sono stati assegnati casualmente a una dieta sana a basso contenuto di grassi o a basso contenuto di carboidrati per 12 mesi. L’obbiettivo era appunto comprendere gli effetti sui lipidi (grassi) nel sangue in 208 soggetti che seguivano allo stesso tempo un’alimentazione a basso contenuto di carboidrati. I soggetti hanno avuto 22 sessioni educative di gruppo con nutrizionisti dietisti ed educatori della salute clinica. I dati sono stati raccolti all’inizio, al terzo mese, al sesto e alla fine del dodicesimo. Per tutto il percorso sono stati seguiti attentamente con il monitoraggio della dieta in relazione al livello di assunzione dei carboidrati e grassi saturi.
I ricercatori hanno concluso che coloro che seguono una dieta dimagrante a basso contenuto di carboidrati e che aumentano il loro apporto di grassi saturi nella dieta possono, migliorare il loro profilo lipidico complessivo a condizione che si concentrino su una dieta di alta qualità e riducano l’assunzione di calorie e carboidrati raffinati. L’analisi evidenziava anche la possibilità che a ogni aumento dell’1% di grassi saturi diminuissero progressivamente i trigliceridi a patto che l’assunzione di carboidrati rimanesse bassa.
In questo caso ho anche la possibilità di condividere con voi le parole della Dottoressa Lucia Aronica,

https://www.youtube.com/watch?v=9Dlxl1WHCzw&feature=youtu.be&fbclid=IwAR0Oe3gNzdW5-TzvInUhJkF0DQaSEMO8Xwa1uKLwIj9l325HKyxVKMEkVeU 

che ha fatto parte del team dei ricercatori e con cui ho avuto modo di parlare personalmente dei risultati di questa ricerca dice: “lo studio ha rilevato che quanti più grassi saturi le persone in low-carb assumevano, tanto più migliorava il loro profilo lipidico, i trigliceridi risultavano più bassi e si alzava il colesterolo HDL. Al contrario, i valori del profilo lipidico, peggioravano nel contesto di una dieta alta in carboidrati.”
Questa analisi contribuisce al dibattito scientifico sulla questione alimentare e l’associazione con problemi cardiovascolari e obesità e sul ruolo dei grassi rispetto ai carboidrati. Ovviamente gli studi devono proseguire per acquisire sempre più conoscenze in merito.
Da tutto questo comprendiamo perché è nato l’equivoco che i grassi facciano male: evidentemente il problema sta nell’abbinamento con i carboidrati e in altri articoli ho indicato il meccanismo che c’è alla base di questo pericolo. Si stanno moltiplicando sempre più gli studi che indicano fortemente che, per anni, si è data la caccia al nemico sbagliato e noi dell’alimentazione consapevole facciamo la nostra parte per farvelo sapere.
Fonte
https://academic.oup.com/ajcn/article-abstract/109/2/433/5289643?redirectedFrom=fulltext
https://academic.oup.com/ajcn/article/109/2/433/5289643?guestAccessKey=a2a53735-fa10-418a-93f5-c21f7ad2732a&fbclid=IwAR2ULrulVNd5OkZGcKetp2H48AR2jBovNxjIvpAfi4KCN_oTR1Ng1F3b1SU