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LA SINDROME METABOLICA:VITTIME ADULTI E BAMBINI

 

Detta anche sindrome X o sindrome da insulinoresistenza, rappresenta una delle prime cause di malattia cardiovascolare e, in base a recenti studi, anche un fattore di rischio per alcuni tipi di cancro come quello del seno, della prostata e del colon-retto. La sindrome metabolica non è una malattia in sé, ma è un termine che evidenzia i tratti che possono avere un aumentato rischio di malattia, circa 2 volte per le malattie cardiovascolari e 5 volte o più per il diabete mellito di tipo 2. Si ritiene che l’obesità e la resistenza all’insulina siano al centro della maggior parte dei casi di sindrome metabolica, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per comprendere veramente la fisiopatologia della sindrome e le interazioni gene-ambiente che aumentano la suscettibilità. Il cardine del trattamento rimane il cambiamento dello stile di vita con l’esercizio fisico e la dieta per indurre la perdita di peso e l’intervento farmacologico per il trattamento della dislipidemia aterogenica, ipertensione e iperglicemia.
La resistenza all’insulina significa una ridotta capacità dell’insulina di stimolare l’utilizzo del glucosio. Le beta-cellule pancreatiche aumentano la produzione e la secrezione di insulina come meccanismo di compensazione (iperinsulinemia), mentre la tolleranza al glucosio rimane normale. Secondo importanti studi la resistenza all’insulina è stata identificata come un problema di salute collettiva e colpisce bambini e adolescenti.
Nel 2005 l’ International Diabetes Federation ha pubblicato i criteri per diagnosticarla negli adulti. Basta che nella persona siano presenti in contemporanea almeno due dei seguenti disturbi:
  • glicemia a digiuno: oltre 100 mg/dL;
  • ipertensione arteriosa: oltre i 130/85 mmHg o con terapia antipertensiva;
  • trigliceridi elevati oltre i 150 mg/dL;
  • riduzione del colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) sotto i 40 mg/dL nei maschi o i 50 mg/dL nelle femmine oppure con terapia farmacologica per il colesterolo elevato.
I due elementi di cui sopra devono essere associati a una circonferenza della vita oltre i 94 cm nei maschi e gli 80 cm nelle femmine. Determinante è anche l’età: il rischio aumenta negli uomini a partire dai 45 anni e nelle donne dai 55.
La strategia utile, come abbiamo detto, per far fronte alla sindrome metabolica si conferma nell’esercizio fisico e in uno stile di vita sano. Questi sono particolarmente importanti per le persone che vivono con diabete mellito, in quanto sono i mezzi non farmacologici più pratici con cui i pazienti possono migliorare significativamente i loro livelli di glucosio nel sangue. L’esercizio aumenta la sensibilità all’insulina (sia a breve che a lungo termine), abbassa i livelli di zucchero nel sangue, riduce il grasso corporeo e migliora la funzione cardiovascolare. Per questo motivo, l’esercizio offre enormi benefici ai pazienti con diabete e insulinoresistenza. In relazione all’alimentazione, gli ultimi documenti ufficiali pubblicati sulle riviste scientifiche, fanno appello alle istituzioni che hanno il ruolo di definire le linee guida, di modificare le indicazioni in relazione all’apporto necessario dei carboidrati nella dieta, essendo appunto lo sbilanciamento su cereali e zuccheri i veri responsabili dell’esplosione della sindrome metabolica.
RIFERIMENTI
https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21323815&prev=search
https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24582089&prev=search
https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=pt&u=https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4182990/&prev=search
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25287761

 

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I GRASSI E IL TUO CERVELLO

I grassi  spesso demonizzati in realtà possono rivelarsi una strategia per il miglioramento del proprio benessere anche del nostro cervello, vediamo perché e quali sono i grassi sani.
Per espletare il loro lavoro quotidiano, le cellule del nostro corpo hanno bisogno di due elementi: materiali ed energia. Zucchero e ossigeno sono gli elementi base affinchè la cellula possa procurarsi l’energia di cui necessita; i materiali sono invece costituiti da altri due elementi base: proteine e grassi. I grassi rappresentano in realtà la scorta del nostro organismo e in caso di necessità possono a loro volta essere  quindi utilizzati per l’apporto energetico; le proteine sono invece i mattoni con cui vengono costruite le sostanze viventi.
Perché abbiamo sempre più conferme che dovremmo preferire, come fonte energetica, grassi invece degli zuccheri? Innanzi tutto dobbiamo precisare che il cervello è composto dal 60/70 % di grassi. Per questo motivo il consumo di grassi sani è fondamentale per le membrane cellulari.

L’obiezione che spesso però viene sollevata è: ma il cervello non ha bisogno di zuccheri? In realtà lo zucchero è solo una possibile fonte energetica e spesso la meno efficiente. Abbiamo un’altra via, per produrre energia e nutrire il cervello, appunto i grassi. Siamo in grado di scindere i grassi in molecole specializzate e denominate chetoni in particolare il beta-idrossibutirrato (beta-HBA) che un ottimo carburate per il cervello.
Ecco scoperto, il motivo per cui, l’aumento dei grassi sani nella alimentazione e la diminuzione anche corretta dei carboidrati, è una valida strategia che si rivelerà una fonte energetica per il cervello. In  questo modo, non sarà più sottoposto ai rischi di una continua sollecitazione dell’insulina, dato che le ricerche più aggiornate stanno definendo un aspetto fondamentale cioè, che il meccanismo che causa la formazione delle placche presenti nel cervello dei malati di Alzheimer è proprio l’insulinoresistenza. Motivo per cui si parla ormai di diabete di tipo 3.
In pratica abbiamo visto che i grassi sani possono rivelarsi molto validi  dato che per i nostri antenati è stata la primaria fonte energetica.
Alcune fonti di grassi validi sono:
l’olio di oliva, olio di lino, olio di avocado, avocado, olive, noci della macadamia, salmone, sardine, acciughe, sgombri, aringhe, pollo (preferire le cosce con la pelle invece del petto).
Preferire animali allevati al pascolo ed evitare pesce di allevamento che avendo più alte concentrazioni di Omega-6 possono favorire stati infiammatori.

Riferimenti utili

” Trasforma il grasso in energia” del Dott. Mercola

” La dieta intelligente” di Dott. Perlmutter

 

 

 

 

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“FRUTTA”? FERMATI UN ATTIMO E RIFLETTI

La frutta fa bene o fa male? e quando mangiarla? Ovviamente, che sia meglio mangiare della frutta al posto di bere una bibita zuccherata o dei dolci industriali contenenti di tutto, non ci sono dubbi. Praticamente, a ogni età, se non ci sono particolari problematiche, mangiare della frutta come spuntino o a colazione potrebbe rivelarsi una valida abitudine. Allo stesso tempo, le raccomandazioni che spesso sono state date, di” mangiare più frutta e verdura” sono state probabilmente fraintese, così che si tende, in molti casi, ad aumentare il consumo della prima a discapito della seconda. Non c’è da stupirsi perché come al solito, quello che attira di più è ciò che ha il gusto dolce .Ora, diciamo subito una cosa positiva in relazione alla frutta: in generale, pur contenendo zucchero, è anche vero che contiene fibra e acqua che “diluiranno” questo zucchero e l’impatto che avrà sulla glicemia sarà inferiore nel sangue. Infatti confrontando una pesca e una patata bollita anche se di uguale peso, la patata avrà un effetto maggiore sulla glicemia, rispetto alla pesca, essendo ricca di acqua e fibra. Questo non significa che la frutta in generale non crei nessun problema e si possa così procedere a ruota libera.
I nostri antenati, ma anche i nostri bisnonni, seguivano un principio naturale fondamentale, cioè che la frutta si mangiava quando la natura la metteva a disposizione in base alla stagione e al luogo in cui vivevano. Al contrario, oggi è “artficialmente” disponibile tutto l’anno e senza nessuna fatica per procurarsela.
Veniamo così al dunque: quale è la posizione di alcuni esponenti della medicina ufficiale sull’utilizzo della frutta?
Iniziamo con Paolo Pigozzi, medico e nutrizionista, collaboratore del sito Vita e Salute V&S. http://www.vitaesalute.net/mangia-quanta-frutta-vuoi-no/ Dopo aver esposto alcuni aspetti positivi il medico avverte: “Nella mia pratica clinica constato che la dieta ricca di frutta può provocare gonfiori, fermentazioni, feci eccessivamente sfatte: chiaro indice che le abitudini alimentari non sono corrette”, avverte il medico e poi aggiunge “Non si diventa diabetici con la frutta (ma con i succhi sì!); tuttavia se già si è malati o si ha la glicemia alta bisogna fare attenzione agli eccessi”. Che sono negativi per tutti, visto che andando oltre 2-3 frutti medi al dì si possono anche rischiare problemi articolari, perché troppo fruttosio forma acido urico, che si accumula nelle giunture.
Ora passiamo alla posizione ufficiale degli istituti che si occupano di tumori.
In un commento del libro” Prevenire i tumori mangiando con gusto” patrocinato dalla Fondazione IRCCS Istituto nazionale dei Tumori leggiamo: “Mangiare frutta di stagione fa bene a tutte le persone sane, ma poiché molti tipi di frutta contengono sostanze che stimolano la proliferazione cellulare (appunto le poliammine) un consumo elevato sarebbe sbagliato per i malati di tumore. Sono ricche di queste sostanze soprattutto le arance, le banane e la frutta tropicale, molto meno mele e pere, che ne contengono un po’ solamente vicino alla buccia (per cui è meglio mangiarle senza). Ne sono invece privi i frutti di bosco e l’uvetta sultanina, che raccomandiamo per i dolci. La frutta, comunque rigorosamente di stagione, è da preferirsi lontano dai pasti “
Invece, in un articolo che tratta gli eventuali pericoli degli zuccheri nel malato oncologico, reperibile sul sito dell’Associazione ricerca sul cancro leggiamo: “Ridurre il consumo di dolci o caramelle fa certamente bene in generale ed è un buon modo per combattere l’obesità, ma non serve, se poi si consumano grandi quantità di frutta, contenenti altrettanti zuccheri” http://www.airc.it/cancro/disinformazione/zucchero-e-crescita-dei-tumori/
In conclusione, possiamo dire che, per quanto la frutta sia un buon alimento naturale e adatto nella sua stagione, allo stesso tempo non è qualcosa su cui sbilanciarsi, in particolare se è già presente una patologia importante. Per tutti invece è stato ben illustrato che può favorire la formazione di acidi urici, procurare dolori articolari, fermentazione, gonfiori e simili, quindi se dovessimo soffrire di problemi di questo tipo, cerchiamo di verificare se,  stiamo avendo problemi con la frutta.
Alcuni comunque temono che, limitare o rinunciare alla frutta a causa di questi problemi, possa creare carenze nutrizionali, ma le cose non stanno così. Il motivo è che, a differenza di quello che si crede, nella carne, nel pesce e nelle uova, ci sono praticamente tutte le vitamine di cui abbiamo bisogno e in misura molto superiore a ciò che è contenuto nella frutta. La frutta, contiene solo quantità rilevanti di vitamina C che è comunque presente in misura maggiore nella verdura e ortaggi.
Quindi il motto dovrebbe essere  “mangiate più verdura che frutta”? A questo punto giudicatelo voi.

 

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LATTE E BISCOTTI? ..NO..(senza grazie)

Negli ultimi anni, gli studi scientifici hanno fatto chiarezza sulla relazione che esiste tra latte/latticini e risposta insulinica, tanto che sono arrivati alle seguenti conclusioni.
I NEONATI
Il primo problema, sembra proprio che risieda negli anticorpi, che reagiscono in una maniera tale agli antigeni del latte di mucca, mancando il dovuto riconoscimento immunitario creando così al pancreas stato infiammatorio e cicatrizzazioni. Tutto ciò, blocca la produzione di insulina da parte delle cellule beta. Infatti diversi studi che hanno indagato la relazione sul tempo di introduzione delle proteine ​​del latte vaccino in un neonato e rischio di diabete mellito di tipo 1 hanno mostrano una relazione causale tra il tempo di introduzione della formula contenente proteine ​​della mucca e il rischio di insorgenza del diabete mellito di tipo 1. Questo documento cita la letteratura pro e contro e discute le lipocaline che potrebbero giocare un ruolo nella patogenesi. La beta lattoglobulina, una proteina lipocalinica importante nel latte bovino, è omologa alla proteina umana glicodelin (PP14), un modulatore di cellule T. Lattoglobulina anti-beta cross-reagisce con glicodelina. L’intestino appena nato non ha una “chiusura” completa e può passare antigeni alimentari. La beta lattoglobulina potrebbe generare anticorpi contro la glicodina che sta minacciando la regolazione delle cellule T delle cellule beta.
NON SOLO I NEONATI
Ora, è sempre più evidente che, anche gli adulti debbano starci attenti, dato che, diverse scoperte degli ultimi anni hanno fatto chiarezza in relazione all’indice insulinico. Latte yogurt e formaggi, contenenti le proteine della frazione del siero del latte possono incrementare di molto la risposta insulinica in chiunque anche se tecnicamente hanno un basso indice glicemico. L’abbinamento cereali e latte, spesso favorito nelle colazioni o in moltissimi altri preparati, determina così un indice insulinico spropositato che alzerà le possibilità di sviluppare il diabete, senza contare tutte le problematiche ancora più serie di una continua sollecitazione del l’insulina.
Grazie a questi studi, possiamo ora comprendere perché in un documento stilato dal sito dell’Associazione italiana ricerca sul cancro, il latte, viene inserito fra gli alimenti che stimolano l’insulina quindi non cosi benefici come si credeva un tempo. Siete stupiti? Si, non è sempre indispensabile andare a fare ricerche su pubblicazioni scientifiche in lingua inglese, che spesso il cittadino non riesce a leggere e decifrare. Alcune volte le informazioni sono alla portata di tutti e pure sui siti che sono riconosciuti ufficialmente come divulgatori di informazioni corrette.
In conclusione, se qualcuno dovesse proporvi per voi o per i vostri figli latte e biscotti, diffidate e se è necessario cercate un altro professionista che vi guidi nella corretta alimentazione in linea con ciò che è scientificamente appurato.

 

RIFERIMENTI ESSENZIALI
 http://www.airc.it/media/Cosa-finanziamo/pdf/arance-2014-low-res_def.pdf
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15531672?dopt=Abstract
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18410136?ordinalpos=1&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15692464?dopt=abstractplus

 

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NON PERDI PESO? LA CAUSA PUO’ ESSERE L’INFIAMMAZIONE

 

Lo stato infiammatorio, come la febbre e la reazione immunitaria, è una difesa giusta e  salutare  dell’organismo ma se perdura nel tempo da mezzo naturale per l’autoguarigione diventa essa stessa stato di malessere tra cui l’obesità. A conferma diversi studi, indicavano come causa dell’obesità, associata ad una infiammazione cronica di basso grado e ad una maggiore abbondanza di macrofagi nel tessuto adiposo. Si presume che i macrofagi del tessuto adiposo (ATM) interferiscano con la funzione degli adipociti che porta alla resistenza all’insulina, contribuendo così alla patogenesi del diabete e quantità elevate di citochine infiammatorie, che potrebbero contribuire notevolmente allo sviluppo dell’insulino-resistenza. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed  2007 Sep;31(9):1420-8. Epub 2007 Jun 26. Human adipose tissue macrophages are of an anti-inflammatory phenotype but capable of excessive pro-inflammatory mediator production.
ALIMENTI PRO- INFIAMMATORI
CIBI FAST FOOD: panini, patatine fritte ecc.
CEREALI RAFFINATI: cereali da colazione, grissini, riso bianco, pane, pasta, crackers, fette biscottate, pizza, salatini e simili.
CARNE: maiale, salumi di maiale, carni conservate e in scatola, prosciutti, wurstel.
LATTICINI: yogurt, formaggi soprattutto grassi e stagionati.
DOLCI: brioches, dolci cremosi, cioccolato al latte, nutella classica, biscotti, dolci industriali precotti e preconfezionati che contengono grandi quantità di zucchero e grassi, caramelle, gomme da masticare, tutti i prodotti light, snak dolci.
DOLCIFICANTI: sciroppo di mais, aspartame, saccarina, fruttosio, e tutti quelli artificiali.
COSERVANTI: grassi idrogenati.
BEVANDE: gasate e zuccherate, super alcolici, the nero, succhi di frutta, latte di riso, bibite sportive, bibite analcoliche.
COTTURE: fritto e soffritto.
FRUTTA SECCA, SEMI OLEOSI E OLI DI SEMI: a parte, un pochino di Noci, potrebbero dare problemi a causa dell’alto contenuto di Omega-6.
ALIMENTI ANTI -INFIAMMATORI
PESCE: soprattutto quello grasso e dei mari freddi essendo ricchi di Omega-3
CARNE:  di animali nutriti ad erba o in libertà
UOVA: del contadino
VERDURE: validi i cavoli, insalate come la cicoria, rape, zucca.
BRODI: di pollo o pesce.
LEGUMI E CEREALI: in piccole dosi. (evitarli è meglio)
FRUTTA: con moderazione.
Questi studi, servono a fare luce sui motivi che impediscono in certi casi di perdere peso, pur mangiando poco o addirittura, pesando tutti i cibi e magari dosando in maniera precisa anche i condimenti. A questo punto è evidente che  se  quel poco che si mangia tutti i giorni dovesse  stimolare un processo infiammatorio, può in effetti accadere questo. Il consiglio è sempre di affidarsi ad un esperto che possa aiutarvi ad identificare questi cibi e guidarvi in questo percorso.
 
RIFERIMENTI:

“Il Metodo Wahls” di Terry Wahls

http://www.istitutotumori.mi.it/upload_files/WCRF_2007.pdf
Vedi” Prevenire i tumori mangiando con gusto” pag.1444-146

 

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PROTEINE ANIMALI: FACCIAMO CHIAREZZA ANZI, I “CONTI”

 

Il dibattito su questo argomento è infinito, alcuni dicono che, meno proteine animali si assumono e meglio è, altri danno stime precisissime e altri ancora, non danno nessun parametro di riferimento. Lo scopo dell’articolo è semplicemente comprendere quella che è la posizione ufficiale, delle pubblicazioni scientifiche più attendibili con il risultato che, forse scoprirete come la maggioranza di ciò che avete letto e sentito non corrisponde a realtà.
PROTEINE ANIMALI E VEGETALI: QUAL E’ LA DIFFERENZA?
Come prima cosa stabiliamo una base: perché le proteine vegetali non possono sostituire completamente quelle animali? Il motivo sta nel fatto che il valore biologico di una proteina dipende dalla sua composizione in amminoacidi: infatti una proteina è utilizzata tanto meglio quanto più la sua composizione amminoacidica si avvicina a quella della proteina da sintetizzare da parte dell’organismo animale. Le proteine animali hanno quindi una composizione amminoacidica molto vicina a quella del copro animale e quindi anche umano. Le proteine vegetali, invece di partecipare alla ricostruzione del corpo, vengono trasformate maggiormente in glucosio. In altre parole le proteine animali hanno la capacità di essere utilizzate ai fini plastici quindi ai soli fini di ricostruzione muscolare di cui tutti abbiamo necessità. Comprendiamo quindi perché le proteine animali sono considerate di alta qualità e quelle vegetali di medio/bassa qualità. Detto questo, vediamo come vanno utilizzate questo genere di  proteine.
QUANTE PROTEINE?
L’OMS ha stabilito come limite minimo (non massimo) indicativo quello di 0,83 g di proteine per kg di peso corporeo da assumere ogni giorno, però altri studi davano indicazioni differenti indicando che quote molto più elevate, addirittura fino a 2,8 g per peso corporeo, non davano problemi. http://m.my-personaltrainer.it/nutrizione/proteine-verita.html  Ecco da qui, la necessità di ulteriori studi, fatti proprio per fare chiarezza sull’ argomento, in cui si indica come la quota proteica ideale dovrebbe essere un minimo di  circa 1,6 g. giornalieri per peso corporeo. Lo studio, indicava ulteriormente che, questo deve avvenire distribuendole nella giornata in modo omogeneo ed equilibrato quindi a conti fatti, sono risultano indicativamente 30g di proteine ad ogni pasto. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29497353
Per intenderci un pezzo di pesce o una bistecca di carne bianca o rossa del peso di  100 grammi contiene circa 18-20 g di proteine, un uovo circa 6 gr. A questo punto, una persona sana, del peso di 70 chili che voglia perdere massa grassa, ha la necessità di assumere più di 65-70 g di proteine durante una intera giornata, dovendo mangiare all’incirca 3 fette di pesce per poter raggiungere la quantità necessaria o tre bistecche da 100 g l’una (22 g per 100 g).
Infatti, a conferma di ciò, troviamo anche uno studio interessante, in cui gli individui di sesso femminile con il più basso apporto proteico (<0,72 g / kg / die) avevano maggiori probabilità di presentare obesità addominale e livelli glicemici alterati e quindi consumando più carboidrati con conseguenti livelli più bassi di HDL e più alta ipertrigliceridemia. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17093250?dopt=AbstractPlus
Ovviamente, non si vuole standardizzare o definire in modo super dettagliato la quota proteica di ogni individuo, quello che abbiamo visto serve solo a comprendere che, la stragrande maggioranza  non supera o addirittura neanche si avvicina all’assunzione di proteine suggerite dalla scienza della alimentazione. Forse, dopo la lettura di questo articolo, comprenderai perché uno stile alimentare da alcuni definito superficialmente iperproteico, in realtà, per la scienza che conta veramente, è semplicemente normo proteica.
Riferimenti
http://www.eurosalus.com/Sovrappeso/Quante-proteine-servono-per-star-bene
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29497353
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29337071
http://m.my-personaltrainer.it/nutrizione/proteine-verita.html
 
Eventi

PROGRAMMA OFFICINALIA EVENTI COMIDA EDIZIONI

1° MAGGIO – MARTEDI
Ore 15.00 DAVIDE GHIARA Consulente della nutrizione “C’è relazione tra cibo e salute”
Ci illustrerà la correlazione tra alimentazione e buona salute, sulla base degli studi scientifici pubblicati dalle fonti ufficiali. In particolare si parlerà di danni dall’abuso di zuccheri, glutine e latticini.
 
4 MAGGIO – VENERDI
Ore 11.00 PAOLA BRANCALEON scrittrice  “La dieta dei gruppi sanguigni : istruzioni per l’uso”
Ovvero: come iniziare, come fare la spesa, come organizzarsi quando si pranza fuori casa e quando in famiglia ci sono gruppi sanguigni diversi.
Ore 12.00 MASSIMO PIGNOTTI  “Testimonianza e illustrazione sito www.dietagrupposanguigno.it
Ore 15.00 RITA CAVALCA  Ricercatrice in ambito di alimentazione e salute
L’importanza delle “ricette ” quando si seguono programmi alimentari
Ore 16.00 FRANCESCA TREVISI  Scrittrice  “E’ tutta un’altra pasticceria” i dolci per chi non può mangiare dolci: Presentazione libro e  cooking demo
Ore 18.00 DOTTOR DARIO POLISANO  Biologo nutrizionista  Dieta Reset
Presentazione libro e miniconferenza sul tema: come resettare l’organismo e perdere peso velocemente ripristinando la propria salute.
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5 MAGGIO – SABATO
Ore 10.00-12.00 La Dieta del Dottor Mozzi  “TESTIMONIANZE” di remissione di importanti patologie e benefici – conduce Davide Ghiara consulente della nutrizione
Presentazione COMIDA EDIZIONI – PUBBLICHIAMO ALIMENTAZIONE CONSAPEVOLE-
con Paola Brancaleon (scrittrice e fondatrice di Comida Edizioni) e Roberto Maria Panno (responsabile marketing), Michela Colombero (scrittrice) e Francesca Trevisi (scrittrice)
Ore 12.00 SARA GIULIA TOMMASI: “Sana, Golosa, Senza Glutine: un libro, una scuola, un modo di cucinare al meglio secondo il tuo gruppo sanguigno. Presentazione con cooking demo.”
Ore 13.00 15.00  – Pic nic nel parco del Castello, ognuno porta qualcosa, un’occasione per conoscerci!
Ore 15.00 – Conferenza del Dottor Piero Mozzi nella chiesetta sconsacrata (maggiori info e biglietti sul sito www.belgioioso.it/officinalia/)
6 MAGGIO – DOMENICA
Ore 11.00 DOTTOR DARIO POLISANO  Biologo nutrizionista  Dieta Reset
Presentazione libro e miniconferenza sul tema: come resettare l’organismo e perdere peso velocemente ripristinando la propria salute.
Ore 12.00 SARA GIULIA TOMMASI: “Sana, Golosa, Senza Glutine: un libro, una scuola, un modo di cucinare al meglio secondo il tuo gruppo sanguigno. Presentazione con cooking demo.”
Ore 15.00 PAOLA BRANCALEON scrittrice  “La dieta dei gruppi sanguigni : istruzioni per l’uso”
Ovvero: come iniziare, come fare la spesa, come organizzarsi quando si pranza fuori casa e quando in famiglia ci sono gruppi sanguigni diversi.
Ore 16.00 FRANCESCA TREVISI  Scrittrice  “E’ tutta un’altra pasticceria” i dolci per chi non può mangiare dolci: Presentazione libro e  cooking demo
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NICHEL: UN ROMPICAPO?

Il nichel, nella debita misura fa bene ed è utile, ma c’è un problema: alcuni hanno scoperto, accusando certi malesseri e poi rivolgendosi al proprio medico, di avere reazioni allergiche a causa del nichel contenuto negli alimenti. Il problema però è tutt’altro che semplice da affrontare, perché ci si trova spesso difronte ad un rompicapo. Quali cibi bisogna evitare? Solitamente il proprio medico dovrebbe consegnare al paziente una lista, o almeno delle indicazioni il più possibile precise. Allo stesso tempo, se vi verrà diagnosticata questa sensibilità, vi accorgerete parlando con altri che hanno lo stesso problema, andando da altri specialisti e confrontando liste in circolazione, che ci sono modi di affrontare la questione che differiscono e i cibi sconsigliati spesso non coincidono. Perché? Il motivo sta nei parametri in cui certi centri di ricerca decidono di orientarsi e su quali lo specialista preferisce  appoggiarsi, questi possono essere differenti e quindi non si può stilare una lista che sia veramente universale per tutti.
In linea generale, un certo accordo sugli alimenti da evitare si trova basilarmente in relazione ai legumi, in particolare fagioli, piselli, arachidi e poi  molluschi, nocciole, noci e cibi conservati. Ma la scoperta interessante è che, sei studi clinici internazionali molto importanti, hanno in comune solo il cacao e cioccolato come alimento sicuro da evitare, in pratica un alimento inserito in una lista non lo è in un’alta e così via. Perché, anche se il nickel è ampiamente e diffusamente distribuito negli alimenti, esistono alcune categorie alimentari che usualmente ne sono più ricche. Ora, è più chiaro perché, quando si consultano diverse fonti della letteratura per definire i gruppi di alimenti ad alto contenuto di nickel ci si trova di fronte all’assenza di univocità e a differenze talora non modeste. Gli elenchi degli alimenti ad alto contenuto di nickel, ovviamente importanti ai fini di eventuali dietoterapie, non sono sovrapponibili, ma variamente estesi e variabili nei contenuti. Comprendiamo così che la questione è molto più ampia e complessa di quello che si possa pensare. Cosa fare allora? In definitiva, chi ha questa problematica e desidera intraprendere un nuovo percorso alimentare, è incoraggiato a discuterne con il proprio medico verificando la lista dei cibi che desiderate utilizzare. Sempre più studi e approfondimenti, sembrano anche indicare che, dietro a questa reazione eccessiva a cibi che contengono Nichel, ci sia in realtà uno stato infiammatorio provocato anche da cibi che ufficialmente non ne contengono, ma qui l’argomento si amplia ulteriormente. Rimane quindi un rompicapo non facile da risolvere, ma con l’esperienza e la capacità di ascoltare il proprio organismo, molti lo hanno comunque affrontato con successo.
 Riferimenti utili
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21658331
https://www.siaip.it/upload/pizzutelli-allergia%20sistemica%20al%20nickel%20e%20dieta-2010.pdf

 

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CEREALI: SIAMO ALLA RESA DEI CONTI?

cereali sono spesso menzionati come il cibo basilare dell’umanità, ma le cose sono realmente cosi?
I più conosciuti e utilizzati attualmente sono Mais, Riso, Grano, Orzo, Miglio, Avena ,Segale, Teff, Farro. Non entrerò nei dettagli su quali siano i più validi con più nutrienti o altro, ma cercherò semplicemente di arrivare al dunque, rispondendo alla semplice domanda: raccomandare come si è fatto per diverso tempo di sbilanciarsi su questi alimenti che siano integrali, raffinati o senza glutine dove ci ha portato? Prenderò in esame tre problematiche sempre più comuni che sono state oggetto di studio a livello internazionale, in cui lo sbilanciamento sui cereali è coinvolto.
DIABETE    
Iniziamo con un articolo scientifico in relazione al diabete. Un gruppo di 26 ricercatori (endocrinologi, diabetologi, pediatri e clinici in generale), provenienti da Università prestigiose di Stati Uniti, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia, Canada, UK e Kuwait, ha pubblicato su Nutrition una revisione di tutti i dati clinici a favore della riduzione della quota di carboidrati nella gestione e nel trattamento del diabete. In un passaggio leggiamo:   “L’incapacità delle attuali raccomandazioni di controllare l’epidemia di diabete, il fallimento specifico delle diete ipocaloriche prevalenti per migliorare l’obesità, il rischio cardiovascolare o la salute generale e le segnalazioni persistenti di alcuni gravi effetti collaterali dei farmaci diabetici comunemente prescritti, in combinazione con il continuo successo delle diete a basso contenuto di carboidrati nel trattamento del diabete e della sindrome metabolica senza significativi effetti collaterali, sottolinea la necessità di una rivalutazione delle linee guida dietetiche. I benefici della restrizione dei carboidrati nel diabete sono immediati e ben documentati. Le preoccupazioni sull’efficacia e sulla sicurezza sono a lungo termine e congetturali piuttosto che guidate dai dati. La restrizione di carboidrati nella dieta riduce in modo affidabile la glicemia alta, non richiede perdita di peso (sebbene sia ancora la cosa migliore per la perdita di peso) e porta alla riduzione o all’eliminazione dei farmaci. Non ha mai mostrato effetti collaterali paragonabili a quelli visti in molti farmaci.” https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25287761 L’articolo menziona dodici punti di prova che appunto la riduzione considerevole dei carboidrati porta ad un miglioramento dello stato di salute per ogni soggetto malato di diabete portando all’attenzione della comunità scientifica che pazienti con diabete di tipo 2 che seguono una dieta a basso quantitativo di carboidrati possono ridurre e frequentemente eliminare i farmaci che stanno usando. Persone con diabete di tipo 1 riescono spesso a ridurre la quantità di insulina necessaria per il trattamento. http://www.nutritionjrnl.com/article/S0899-9007(14)00332-3/fulltext
TIROIDE    
In relazione al tumore alla Tiroide, uno studio condotto da ricercatori italiani, con il contributo di AIRC pubblicato dieci anni fa, puntava il dito nuovamente verso innalzamento della glicemia e il conseguente rilascio di insulina come aumento di rischio. Lo studio nel dettaglio sulle persone coinvolte dice “quasi 400 pazienti con carcinoma della tiroide e poco più di 600 senza il tumore, i due parametri incriminati erano determinati soprattutto dal consumo di pane (che costituiva il 33 per cento dell’assunzione totale di carboidrati) e di pasta e riso (29 per cento). In effetti elevati valori di glicemia possono essere la conseguenza di una dieta troppo ricca di tali alimenti, molto comuni sulle nostre tavole, ma possono anche essere legati allo scarso consumo di frutta e verdura o a una alimentazione poco varia, che potenzialmente comporta uno scarso contenuto di iodio e di altri elementi importanti per la funzionalità della tiroide. Per quanto riguarda il tumore della tiroide, l’ipotesi di una associazione tra alimentazione ricca di cereali raffinati (per esempio pane, pasta e riso) e aumento del rischio era già stata proposta in precedenza. Lo studio condotto da Randi e colleghi aggiunge nuove informazioni a sostegno dell’ipotesi che troppi zuccheri nel sangue, legati a una dieta ricca di cereali e carboidrati, aumentano il rischio di insorgenza di questo tumore. Ann Oncol. Titolo originale: Glycemic index, glycemic load and thyroid cancer risk. Pubblicata nel 02/ 2008) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17951595
CERVELLO
Ora passiamo al cervello, la posizione di uno dei più accreditati neurologi al mondo, il Dott. David Perlmutter, che pubblica anche sulle più prestigiose riviste scientifiche, non può essere ignorata: “I cereali moderni stanno silenziosamente distruggendo il vostro cervello. Con moderni non intendo solo le farine bianche, la pasta e il riso raffinati che sono già stati demonizzati dai nemici dell’obesità; mi riferisco a tutti i cereali che tanti di noi hanno adottato considerandoli sani: grano e cereali integrali, multi cereali, sette cereali, macinati a pietra e così via. In sostanza, sto considerando alcuni tra i più amati alimenti base della nostra dieta come un gruppo di terroristi che tormentano il nostro organo più prezioso: il cervello. Intendo dimostrare che la frutta e altri carboidrati potrebbero rappresentare rischi per la salute con conseguenze di vasta portata, che non solo provocano caos e distruzione fisica nel cervello, ma accelerano il processo di invecchiamento del corpo partendo dall’ interno. Non si tratta di fantascienza: è un fatto documentato. ” Vedi “ La Dieta intelligente”
 Certo sono affermazioni fortissime e il punto è che il  Dott. Perlmutter, non si sta riferendo solo a chi ha il diabete, ma a tutti, infatti queste affermazioni sono in linea con i più autorevoli studi scientifici, ne citiamo uno pubblicato nel 2013 sul New England Journal of Medicine che conclude dicendo: “I nostri risultati suggeriscono che livelli più alti di glucosio possono essere un fattore di rischio per la demenza, anche tra le persone senza diabete.” https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23924004 Per questi motivi il Dott. Perlmutter raccomanda per tutti un uso molto moderato dei cereali suggerendo due possibilità o in piccole quantità una volta al giorno o come migliore soluzione al massimo un paio di volte a settimana.
 In conclusione, possiamo affermare che i più autorevoli istituti di ricerca al mondo, mettono in guardia da uno sbilanciamento su questi alimenti, addirittura l’articolo sul diabete come avrete notato sottolinea la “necessità di una rivalutazione delle linee guida dietetiche”. Ora forse vi state domandando: quando cambieranno ufficialmente queste linee dietetiche basate sui cereali non in linea con gli studi scientifici? Non lo sappiamo. Intanto possiamo dire che il Dott. Mozzi tendendo conto di questi aspetti nel suo libro “La dieta del Dott.Mozzi” raccomanda a tutti i gruppi sanguigni di usarli raramente. E anche noi non saremo colti impreparati, perché già da tempo i libri proposti dalla Comida Edizioni su questo sito, offrono ricette e indicazioni adatte per chi è consapevole di doverli usare in modo moderato o non può utilizzarli per niente, proponendo alternative valide sempre al passo con una alimentazione sempre più consapevole.
RIFERIMENTO ESSENZIALE

 

The Dietary Intake of Wheat and other Cereal Grains and Their Role in Inflammation

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3705319/

 

 

 

 

Paola Brancaleon

Maionese al limone classica

Ma è davvero tanto difficile fare una semplice maionese classica di soli tuorli d’uovo, olio, sale e limone?

Seguendo questi accorgimenti non potrete più fallire!

Ingredienti: 

  • 2 tuorli d’uovo (preferibilmente biologici) – non importa se freddi di frigo o meno, l’importante è che non siano vecchi
  • 200 ml olio di girasole – intiepidito in un pentolino (tiepido significa che se ci mettete dentro un dito non vi scottate)
  • 1/3 di cucchiaino di sale
  • 1/4 del succo di 1 limone

 

Attrezzatura: una frusta, meglio se elettrica per avere una velocità costante.

 

Procedimento:

Mettete il sale e il succo di limone in una ciotola, aggiungete i tuorli e azionate la frusta a velocità minima.

Dopo 5/6 secondi iniziate a versare un poco di olio intiepidito senza mai spegnere la frusta. Se usate quella a mano non cambiate mai senso di rotazione. Aggiungete l’olio ogni 3 secondi fino a terminarlo. Il totale dell’operazione dura si è no 60 secondi!

 

Riponete in frigorifero almeno mezz’ora prima di servire.

Consumare in giornata.