Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!

Blog

Senza categoria

NOCCIOLATA DI CECI

Per gruppo 0
Ingredienti
  • 50 g di nocciole sgusciate
  • 50 g di farina di ceci
  • 30 g di olio di girasole, vinacciolo , riso
  • 80 ml di latte di mandorle
  • 20 g di zucchero
  • 1 cucchiaio di cacao amaro
Preparazione manuale
Tostare leggermente le nocciole in padella o in forno.
Tritarle finemente con un tritatutto o robot da cucina
Aggiungere gli altri ingredienti e cuocere a fiamma bassa per 30 minuti mescolando spesso.
Frullare di nuovo con un minipimer.
Riporre in un vasetto e conservare in frigo.
Preparazione con robot da cucina Moulinex companion
Montare la lama ultrablade
Versare le nocciole nel boccale e impostare velocità 1, temperatura 100° e tempo 4 minuti.
Tritare a velocità 13, tempo 4 minuti.
Aprire il coperchio, unire gli altri ingredienti, mescolare con la spatola, richiudere e impostare il programma
Soup 2,  modificando il tempo su 20 minuti.
Riporre in un vasetto e conservare in frigo.
Paola Brancaleon

TORTA DI MELE

Per i gruppi A e 0
(per gli altri utilizzare la farina di quinoa)
Ingredienti
  • 2 mele deliziosa
  • 120 g di farina di grano saraceno chiara
  • 2 uova
  • 30 ml olio di vinacciolo, riso, girasole
  • 30 g di uvetta sultanina
  • 30 ml vino marsala
  • 1 limone
  • 6 g di miscela cremortartaro/bicarbonato
Preparazione
Accendete il forno puntandolo alla temperatura di 160° statico.
Mettete l’uvetta sultanina in ammollo nel vino marsala.
Sbucciate le mele e tagliatele a fettine sottili, versateci qualche goccia di succo di limone e mescolate.
Montate le uova intere assieme all’olio con una frusta manuale o elettrica fino a farle diventare spumose.
Aggiungete le mele, il sale, un po’ di scorza di limone grattugiata, l’uvetta con il vino e il lievito.
Mescolate e infine aggiungete la farina, amalgamando per bene.
Ungete appena una teglia da forno rotonda diametro 20, con un filo d’olio, versate un po’ di farina di saraceno e distribuitela su tutta la superficie, compreso i bordi.
Versate il composto nella tortiera e livellate con una spatola.
Infornate e fate cuocere per 35 minuti.
Lasciate intiepidire prima di servire.
Articoli

DIABETE: SI TERRA’ ANCORA PER MOLTO LA TESTA SOTTO…

 

In questo caso non pubblicherò uno studio scientifico ,ma una lettera, di un medico, ma soprattutto di una mamma che ha sperimentato l’effetto di una corretta alimentazione per il proprio figlio. Non vi nascondo che mi sono commosso. La dott.ssa Katharine Morrison ha un figlio a cui è stato diagnosticato il diabete di tipo 1, e aiuta i diabetici (sia di tipo 1 che di tipo 2) a raggiungere un buon controllo della glicemia.

Nel 2004 pubblicò una lettera sul British Journal of General Pratitice che dovrebbe far meditare moltissimo tutti gli operatori sanitari e non solo. Buona lettura.
“Fleming, Croce e Orzo hanno ragione ad essere preoccupati per la crescente prevalenza del diabete di tipo 2 nella pratica generale.
Nonostante la crescente incidenza del diabete di tipo 1 e 2 e l’accelerazione del costo delle risorse necessarie per monitorare e trattare questi pazienti, ovviamente non riusciamo a ridurre né il numero di persone colpite né la gravità delle complicazioni di questi condizioni.
Eppure c’è una strategia semplice, efficace e a basso costo che ha dimostrato di funzionare con il diabete: ridurre la quantità di zucchero e amido nella dieta.
Questo è sostenuto da una rigorosa ricerca scientifica.
Mio figlio è diventato diabetico 18 mesi fa. Il suo HbAIC è 5.1 e il suo fabbisogno di insulina non è aumentato dopo la stabilizzazione avvenuta dopo la diagnosi. I suoi zuccheri nel sangue sono raramente fuori dalla gamma,  anche dopo i pasti, con una dieta a base di bassissimo apporto di carboidrati. Raramente sperimenta ipoglicemia e non ha avuto eventi gravi.
Ho anche incoraggiato i miei pazienti diabetici a provare questo modo di mangiare per se stessi. È normale che i pazienti con diabete di tipo 2 sperimentino un calo del 2-3% nell’HbAIC dopo 3 mesi con una dieta a basso contenuto di carboidrati. L’impatto sulla riduzione delle complicanze e sui relativi costi dei farmaci può essere immaginato.
Più bassi sono i carboidrati  consumati meno insulina è necessaria per i diabetici di tipo 1 e meno duramente il pancreas deve lavorare per i diabetici di tipo 2. Ad esempio, i diabetici insulinodipendenti possono aspettarsi di diminuire di metà o di un terzo il loro fabbisogno di insulina. Meno insulina iniettata si traduce anche in meno casi di ipoglicemia.
La struttura medica non è entusiasta di adottare diete a basso contenuto di carboidrati. Tutte le solite obiezioni sono state completamente smentite o possono essere affrontate da modifiche alla dieta. È il momento di smettere di nutrire i pazienti con una dieta di scienza spazzatura e iniziare a nutrirli di cibo che li rende invece sani.
Si potrebbe pensare che la Diabetes UK ( associazione inglese volta a supportare chi è affetto da diabete 1 e 2) sarebbe interessata a promuovere una dieta a basso contenuto di carboidrati che produce i seguenti effetti:
  • prolunga la fase luna di miele nei diabetici di tipo 1;
  • prolunga la funzione pancreatica nel tipo due diabetici;
  • promuove un peso sano;
  • riduce la necessità di insulina;
  • riduce la necessità di farmaci ipoglicanici orali;
  • promuove l’HDL elevato e i trigliceridi bassi;
  • Riduce l’ipoglicemia;
  • Riduce lo sviluppo di intolleranza al glucosio al tipo due diabete;
  • ottimizza il controllo glicemico, compresi gli zuccheri nel sangue post-prandiale.
Purtroppo questa associazione non lo fa.
Se gli operatori sanitari o i pazienti vogliono saperne di più su questo, posso consigliare la soluzione diabete del dottor Bernstein. Il dottor Richard Bernstein è diventato diabetico insulino-dipendente all’età di 12 anni e continua a praticare come medico dedicato alla gestione del diabete all’età di 67 anni. È stato il primo paziente ad usare un monitor portatile per la glicemia, e attraverso un’attenta autosperimentazione è riuscito a invertire la maggior parte delle sue complicazioni diabetiche. Ha sviluppato un corso educativo completo che trasforma i pazienti normali in autobaders altamente competenti con zuccheri del sangue veramente normali tutto il giorno.
Per quanto tempo noi professionisti dovremmo continuare a tenere la testa sotto la sabbia per quanto riguarda i benefici delle diete a basso contenuto di carboidrati per i diabetici?”
Sono convinto che questa lettera che non abbia bisogno di essere commentata. Solo una domanda pongo, prendendo a prestito le parole della mamma/dottoressa: almeno tu che leggi toglierai la testa sotto la sabbia?
Fonti
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1570767/
https://bjgp.org/content/55/520/884.1

 

Paola Brancaleon

PANCAKE DI SARACENO E ZUCCA

GRUPPO 0 E A
Per 4 pancake
  • 125 g di polpa di zucca cotta
  • 80 g di farina di grano saraceno
  • 1 uovo
  • 50 ml acqua
  • 1 pizzico di sale
  • 20 g di olio
  • ½ cucchiaino raso di bicarbonato
  • Qualche goccia di succo di limone
Preparazione
Schiacciare la polpa di zucca con una forchetta o frullarla con il minipimer.
Poi riunire tutti gli ingredienti, tranne bicarbonato e limone, in una ciotola, mescolare per ottenere un composto uniforme.
Lasciar riposare mezz’ora.
Versare qualche goccia di succo di limone su mezzo cucchiaino raso di bicarbonato e unire subito al composto mescolando.
Scaldare un padellino antiaderente e versare 2 cucchiai di composto al centro, girandolo appena si stacca (circa 3 minuti) e lasciare cuocere altri 4 minuti. Ripetere fino a esaurimento del composto.

Hanno un sapore neutro, quindi si possono abbinare al dolce ( miele, sciroppo d’acero, marmellate), oppure al salato (maionese, tonno, affettati).

L’impasto può essere arricchito con frutta secca come noci, nocciole o mandorle, scorza di limone, gocce di cioccolato, uvetta, mirtilli.

Articoli

L’IPERGLICEMIA NELLA MANIFESTAZIONE E PROGRESSIONE DEL CANCRO

 

Il ruolo dell’iperglicemia nella manifestazione del cancro e nella sua progressione è sempre più evidente. In un precedente articolo ho preso in esame la relazione tra diabete e cancro, in questo caso vedremo la relazione fra iperglicemia e concro, indipendentemente dalla presenza di diabete.
Il Centro Nazionale di Scienze Cellulari Indiano, a Savitribai Phule Pune, sostenuto dal National Centre for Cell Science dal Department of Biotechnology e dal Government dell’India, ha pubblicato nel settembre 2019, una completa recensione sul rapporto tra iperglicemia  e cancro. Cercherò in questo articolo di mettere a fuoco gli aspetti chiave a cui gli autori sono giunti.
 Il cancro e il diabete sono tra le principali cause di decessi in tutto il mondo. C’è un allarmante aumento dell’incidenza e della mortalità del cancro, con circa 18,1 milioni di nuovi casi e 9,6 milioni di decessi nel 2018. Un importante fattore che contribuisce, ma trascurato per il rischio di trasformazione neoplastica, è l’iperglicemia.
 Considerati i cambiamenti di stile di vita nella popolazione umana, l’aumento dei disturbi metabolici e la dipendenza da glucosio delle cellule tumorali, le complicanze correlate all’iperglicemia nel cancro sottolineano la necessità di ulteriori indagini approfondite. Questa revisione, quindi, tenta di far luce sull’iperglicemia legata ai fattori associati al rischio, alla progressione, alla mortalità e al trattamento del cancro, per evidenziare meccanismi importanti e potenziali obiettivi terapeutici.
 Le evidenze esistenti suggeriscono un ruolo significativo dell’iperglicemia in tutti gli aspetti del cancro che è stato ripetutamente trascurato. L’iperglicemia è definita da un elevato livello di glucosio nel plasma sanguigno (>125 mg/dL durante il digiuno e >180 mg/dL 2 postprandiale) .
GLI STUDI
 Ad esempio: studio che comprendeva 33.293 donne e 31.304 uomini, ha calcolato il rischio relativo di cancro a causa dell’iperglicemia. Lo studio ha dimostrato chiaramente che il rischio totale di cancro nelle donne è aumentato con un più alto livello di  glucosio a digiuno.
Elevati livelli di glucosio a digiuno in uomini e donne sono stati associati con rischi statisticamente significativi di cancro al pancreas, melanoma maligno, cancro dell’endometrio, e delle vie urinarie. La revisione ha suggerito che un alto livello di glucosio nel sangue, indipendentemente dall’obesità o dal diabete, è probabile che sia il fattore chiave per comprendere il rischio di cancro .
Un altro studio che comprende 29.629 pazienti: è stata presa in considerazione l’emoglobina glicata (HbA1c) e ciò è stato correlato con un aumento del rischio di cancro del sito. Livelli più elevati di HbA1c, senza la presenza di diabete, sono stati associati con 28% più alti rischi di quasi tutti i tumori.
In una meta-analisi di otto studi composti da 4342 pazienti, l’iperglicemia è stata associata a scarsa sopravvivenza.
 L’iperglicemia oltre ad aumentare il rischio di cancro, contribuisce alla sua progressione e mortalità dopo essersi manifestato. Vari tumori avanzano in modo più aggressivo in condizioni iperglicemiche, in particolare tumori del fegato, del pancreas, della ghiandola mammaria e dell’endometrio .
MOTIVAZIONI E MECCANISMI IMPLICATI
Gli autori spiegano le motivazioni di questa correlazione:  l’aumento dei livelli di glucosio nel sangue influenza il normale sistema cellulare principalmente per tre motivi:
  1. L’iperglicemia provoca direttamente o indirettamente danni al DNA. Oltre a influenzare direttamente la stabilità genetica, l’iperglicemia provoca anche la disregolazione epigenetica, portando a una serie di effetti a catena che, a sua volta, aumenta il rischio di trasformazione neoplastica.
  2. L’iperglicemia provoca modifiche trascrizionali nelle cellule influenzando mRNA.
  3. L’iperglicemia contribuisce alla carcinogenesi innescando varie vie oncogeniche attraverso l’infiammazione.
 L’iperglicemia promuove la progressione del cancro con meccanismi che possono essere indipendenti e sinergici. Vediamone alcuni.
Per esperti del settore aggiungo questo particolare tecnico che troveranno interessante: l’iperglicemia promuove la progressione del cancro al seno alterando la leptina/IGFR1 e la famosa segnalazione Akt/mTOR, mentre, nel cancro al pancreas, contribuisce alla progressione del cancro stimolata da ROS.
Gli studi hanno dimostrato che le condizioni iperglicemiche favoriscono anche la migrazione delle cellule tumorali e inibisce il sistema immunitario deputato ad avere effetti antitumorali.  I pazienti affetti da cancro iperglicemico hanno una percentuale più alta di metastasi e risultati peggiori rispetto ai pazienti senza iperglicemia.  Nel cancro al pancreas, l’iperglicemia ha aumentato la metastasi dei linfonodi del 27,8% e la metastasi epatica rispetto alle condizioni normoglicemiche.  
IPERGLICEMIA E TERAPIE FARMACOLOGICHE
L’iperglicemia influenza l’esito della terapia oncologica, come la chemioterapia, provocando una sorta di disattivazione del farmaco, compromettendo le risposte immunitarie. In pratica l’iperglicemia può provocare ulteriore chemiotossicità.
In uno studio che comprende 265 pazienti affetti da cancro al seno, che hanno ricevuto la chemioterapia, la sopravvivenza era inferiore in pazienti con iperglicemia rispetto a quelli che non hanno un adeguato controllo metabolico (in entrambi i gruppi diabetici e non diabetici). Inoltre, è stato osservato un alto rischio di mortalità per i pazienti oncologici con un livello di glucosio superiore a 130 mg/dL . Una serie di rapporti ha dimostrato che l’iperglicemia aumenta la mortalità in caso di glioblastoma, del cancro del polmone, del cancro al pancreas, del cancro al seno, del carcinoma epatocellulare, del cancro gastrico, del cancro cervicale, del cancro esofageo, dell’endometrio e cancro colorettale.
CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI PER IL FUTURO
Il cancro è una malattia di proliferazione incontrollata. Il ruolo del glucosio, che funge da fonte primaria di energia, non può essere sottovalutato.
Nel diabete, l’iperglicemia, in particolare, è stata sottovalutata come fattore di rischio, non solo per la progressione del cancro, ma anche per lo sviluppo della malattia. L’assorbimento  del glucosio delle cellule tumorali rispetto alle  cellule normali, attraverso l’esame della  PET, lo dimostra.
Quindi, le alterazioni indotte da iperglicemia fungono da sistema modello per lo studio del metabolismo del cancro e anche per la scoperta di un approccio terapeutico comune.
Riassumendo, l’’iperglicemia, indipendentemente dal diabete, dall’obesità o da qualsiasi altro disturbo, ha effetti su vari organi in tutto il corpo, causando, a detta degli autori, il “caos globale” attraverso molteplici meccanismi metabolici e molecolari che influenzano DNA, RNA e proteine e, come abbiamo visto, la chemioresistenza. I ricercatori tengono a sottolineare che questi sono solo alcuni degli effetti derivanti dall’iperglicemia sul sistema biologico, con conseguenti condizioni che favoriscono o guidano verso la trasformazione neoplastica.
Per concludere, chi è dalla parte dell’alimentazione consapevole deve sapere che, in questa recensione è stato sottolineato che” i pazienti che consumano alimenti con un alto indice glicemico hanno un maggiore rischio di cancro.”
 
Fonte
https://www.mdpi.com/2072-6694/11/9/1402/htm
 
 
 

 

 

 

Articoli

GLI AMERICANI HANNO SEGUITO LE LINEE GUIDA E SONO…

L’Università statale della Carolina del Nord ha condotto la prima analisi completa dei dati della National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), documentando come i modelli di consumo dei macronutrienti e l’indice di peso e massa corporea nella popolazione adulta degli Stati Uniti si sono evoluti a partire dagli anni ’60.
Per quasi 50 anni, il US National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) ha misurato il consumo calorico, e le altezze del corpo e pesi degli americani. Lo scopo di questo studio era quello di determinare, quali fossero i modelli di consumo dei macronutrienti e l’indice di peso e massa corporea nella popolazione adulta degli Stati Uniti dal 1965 al 2011.
Gli americani in generale hanno seguito i consigli nutrizionali che l’American Heart Association e i Dipartimenti dell’Agricoltura e della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti che hanno sostentuto per più di 40 anni la necessità di abbassare il consumo di grassi e aumentare la quota di carboidrati. Di conseguenza il consumo di grassi è sceso dal 45% al 34% con un corrispondente aumento del consumo di carboidrati dal 39% al 51% dell’apporto calorico totale.
Però i dati indicano che dal 1971 al 2011, il peso medio e l’indice di massa corporea sono aumentati drasticamente e la percentuale di americani in sovrappeso o obesi è aumentata dal 42% nel 1971 al 66% nel 2011.
Gli autori della ricerca hanno dovuto concludere che dal 1971, lo spostamento della quota di macronutrienti dai grassi ai carboidrati, ha coinciso con un sostanziale l’aumento dell’obesità.
Qualcuno obbietterà dicendo che in quel periodo è aumentata anche la produzione e il consumo di cibo industriale. Questo è vero, ma allo stesso tempo osserviamo che il cibo e le bevande industriali hanno comunque una caratteristica comune nei loro ingredienti: sono sempre presenti molti zuccheri e carboidrati.

 

Fonte
https://www.semanticscholar.org/paper/Statistical-review-of-US-macronutrient-consumption-Cohen-Cragg/433130dffb6564c6b5b77d0f0ff8e67adc43760c
https://www.sciencedirect.com/journal/nutrition/vol/31/issue/5

 

 

 

Paola Brancaleon

PLUMCAKE QUINOA E NOCCIOLA

Gruppo 0 e A
Ingredienti:
  • 180 g di farina di quinoa
  • 60 g di farina di nocciole
  • 4 uova medie
  • 1 limone
  • 60 g olio di vinacciolo o girasole o riso
  • 3+3 g di cremor tartato e bicarbonato
  • 1 pizzico di sale
  • 60 ml di acqua
Accendete il forno puntandolo alla temperatura di 160° statico.
Mettete in un ciotola le uova, l’olio, l’acqua e il sale e mescolate energicamente con la frusta manuale oppure elettrica per qualche minuto.
Setacciate la farina di quinoa e il lievito e unitele un poco per volta alle uova, mescolando.
Infine grattugiate la scorza di limone, mescolatela al composto, foderate uno stampo da plumcake con carta forno, versate, livellate e fate cuocere in forno già caldo per 40 minuti.
Lasciate raffreddare prima di tagliare a fette.
Si può accompagnare con miele, sciroppo d’acero, marmellata o semplicemente inzuppare nel latte vegetale.
Articoli

LA DIETA GIUSTA PER IL DIABETICO GIA’ STABILITA NEL…

La prima comprensione dei meccanismi del diabete si è avuta con Thomas Willis nel 1674 anno in cui la malattia fu definitivamente identificata mediante la rilevazione del sapore dolce dell’urina. L’interpretazione   del sapore dolce nelle urine dei diabetici è stato confermato grazie allo sviluppo della chimica alla fine del 18 ° secolo. Nel 1775, Matthew Dobson dimostrò che la dolcezza dell’urina e del siero nei diabetici era dovuta alla presenza di zucchero.
Nel 1797 il medico scozzese John Rollo in un suo trattato riporta diversi casi di suoi pazienti che hanno migliorato significativamente la loro condizione basando la loro alimentazione con una dieta a base di carne.
Questi erano i primi passi che mettevano in relazione il diabete con i cibi amidacei.
La svolta però arriva con Apollinaire Bouchardat intorno al 1830, che è considerato il fondatore del campo della Diabetologia, fece ricerche sulla digestione e osservò i cambiamenti istologici del pancreas nel diabete. I suoi contributi al campo comprendono le prime raccomandazioni note per diete specifiche per la gestione del diabete mellito e la sua enfasi sull’educazione del paziente e sull’auto-monitoraggio. Era inoltre un grande farmacista, nonché un illustre medico e biochimico.
Divenne anche membro dell’Accademia di Medicina dal 1850, e presidente nel 1866.
Verso la fine del 1850, Pierre Adolphe Piorry , professore di medicina interna a Parigi, raccomandò ai diabetici di consumare grandi quantità di zucchero. Tuttavia, uno dei suoi colleghi, un diabetico, fu abbastanza sfortunato da seguire il suo consiglio e morì di conseguenza. Tuttavia, all’inizio del XX secolo, un numero considerevole di medici credeva ancora nella necessità di aumentare il consumo di zucchero, come mezzo per curare questa malattia.
Alcuni medici in quel periodo hanno iniziato ad assumere una posizione contraria a quella di eccesso di cibo, rendendosi conto che il surplus di cibo assorbito dai diabetici richiedeva uno sforzo supplementare dell’organismo, questo aggravando le loro condizioni. Notando che i carboidrati sembravano, nel complesso, particolarmente dannosi, hanno anche riconosciuto che, poiché la capacità di assorbimento dell’organismo diabetico è gravemente compromessa, una dieta povera di carboidrati sarebbe probabilmente appropriata.
Bouchardat confutò il disastroso metodo di Piorry. Sperimentò il digiuno periodico, avendo notato che, durante l’assedio di 4 mesi a Parigi nella guerra franco-prussiana del 1870, quei suoi pazienti che soffrivano di fame presentavano una diminuzione del glucosio nelle urine. Aveva anche osservato che l’esercizio sembrava aumentare la tolleranza dei diabetici ai carboidrati.
Fu il primo a far seguire ai suoi pazienti  una dieta specifica, inaugurando così la conoscenza clinica del diabete e il suo trattamento dietetico.
La sua mente clinica e il suo buon senso lo hanno spinto a sottolineare l’importanza della dieta per il diabete da quando scrisse che i pasti amidacei portavano alla morte il diabetico.
Il lavoro di Bouchardat sul diabete, iniziato nel 1830, è continuato per mezzo secolo. Tutti i suoi articoli su questa malattia sono riassunti nel suo libro “De la glycosurie cu diabète sucré” pubblicato nel 1875 a Parigi e considerato il miglior approccio alla terapia dietetica del diabete.
LA PRIMA DIETA PER IL DIABETE NELL’ETÀ CONTEMPORANEA
Nel suo libro, Bouchardat dedica diciassette pagine all’enumerazione di cibi proibiti e permessi. Comincia offrendo consigli generali sull’alimentazione dei diabetici come i seguenti: “Mangia moderatamente e lentamente, masticando accuratamente il cibo; la quantità di urina in 24 ore deve essere superiore a un litro e mezzo; bevi il meno possibile; si consigliano due pasti al giorno: uno alle 10, l’altro alle 6; evitare di riposare, e soprattutto di dormire, dopo i pasti; si consiglia una buona passeggiata fuori porta”
Ma la parte più innovativa è la lista dei cibi proibiti che include amidi e zuccheri e tutto ciò che ne contiene, come frutta e marmellate di ogni tipo, ​​pane, carote, rape, e altre radici farinacee, cipolle dolci, ravanelli, fagioli, piselli, lenticchie, castagne, miele, latte, birra, sidro, vini gassati o zuccherati, acqua gassata, bibite analcoliche e altre bevande, soprattutto quando sono dolci. Eliminava questi alimenti per il semplice fatto come ha ben spiegato, producono zucchero nelle urine.
In generale, gli alimenti consigliati erano carne (manzo, agnello, vitello), pesce fritto o con salsa, formaggio, uova, panna, favorendo la preferenza di grassi animali e vegetali, al fine di sostituire i carboidrati vietati. Il vino non era vietato.
Il lavoro scientificamente fondato sul diabete di Bouchardat ha portato al miglioramento della salute di numerosi diabetici. I suoi sforzi furono caratterizzati da originalità e innovazione. Morì nel 1886 all’età di 80 anni, vivendo in relativa povertà in un piccolo appartamento vicino all’ospedale Hôtel-Dieu, continuando a curare i suoi pazienti, fino ai suoi ultimi giorni.
Per quanto il contributo di Bouchardat al trattamento dietetico del diabete sia stato degno di nota e ancora oggi apprezzato, nel tempo la scoperta di farmaci e dell’insulina per tenere sotto controllo la glicemia dei diabetici, fecero eclissare questo metodo così naturale e semplice.
Ad ogni modo, negli ultimi anni, sempre più istituti di ricerca, cliniche e medici e certe linee guida ufficiali, stanno proponendo lo stile alimentare basato sulla riduzione die carboidrati proprio come ha fatto Bouchardat con grande successo. Ovviamente, egli stesso disse che ogni diabetico ha un margine di tolleranza differente ai carboidrati assunti, quindi le diete possono in qualche modo variare in alcuni dettagli. A conferma di questo, oggi, grazie a metodi di misurazione della glicemia molto precisi sappiamo, che certi diabetici tollerano bene alcuni legumi e gli ortaggi senza dover più ricorrere a farmaci per il controllo del diabete, ma il principio rimane sempre  lo stesso: meno carboidrati assume un diabetico e migliore sarà la risposta glicemica.
Quindi, se venite a conoscenza di regimi alimentari a basso contenuto di carboidrati o comunemente detti low-carb per tenere a bada il diabete, ora sapete che non si tratta di qualcosa di bizzarro o di una moda poco salutare, ma che è l’unica  dieta che funziona già stabilita nel 1875 dal medico  che è definito storicamente il “fondatore della moderna diabetologia” .
FONTI
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/8706086/?fbclid=IwAR0wrbsEpL1bLYzEMXKfjqiaIWb9zl5wXD7tHLM7uKP_Oz9lFh0_aCDs_SU
https://www.diabetes.co.uk/pioneers/apollinaire-bouchardat.html?fbclid=IwAR1J1ZDVfpqGBcl0Y2vGWhOYkN_YXLFSaYbB96JTqbd20Cz7hxRLxsvdYNk
http://www.hormones.gr/8485/article/apollinaire-bouchardat-1806-1886:-founder-of-modern%E2%80%A6.html

 

 

Paola Brancaleon

CONDIMENTO IDEALE PER PASTA DI LEGUMI

PESTO DI MANDORLE E TONNO
per tutti i gruppi
Ingredienti:
  • 50 g di mandorle sgusciate
  • 50 g di foglie di basilico
  • 80 g di tonno in scatola
  • 50 g di olio d’oliva extravergine
  • un pizzico di sale
Mettere le mandorle in ammollo qualche ora o tutta la notte.

(non è indispensabile, ma in questo modo le mandorle risultano meno infiammanti)

Pulire le foglie di basilico con una pezzuola
Sgocciolare il tonno se era sott’olio
Scolare le mandorle e tritarle nel tritatutto abbastanza finemente, poi aggiungere gli altri ingredienti e tritare fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Utilizzare questo condimento con pasta di legumi lessata secondo i tempi indicati sulla confezione
(nella foto “Tubetti di ceci biologici trafilati al bronzo”).
Accompagnato con verdure crude, questo piatto rappresenta un pasto completo.
Articoli

IL WEB: UN MEZZO PER MIGLIORARE LO STILE DI…

Il diabete di tipo 2 è una malattia cronica prevalente, per la quale la dieta è un aspetto basilare del trattamento. Il Dipartimento di Scienze della salute e del comportamento biologico School of Nursing Università del Michigan a Ann Arbor negli Stati Uniti dice di aver aiutato persone in sovrappeso con diabete di tipo 2 o prediabete a migliorare il controllo glicemico e perdere peso grazie ad uno stile di vita basato su una dieta a bassissimo contenuto di carboidrati, anche sotto i 50 gr al giorno.
Si è trattato però di un trattamento personalizzato che ha costituito un ostacolo per molti pazienti a causa del poco tempo disponibile, sia per rispettare gli orari per gli appuntamenti, le distanze e anche possibilità economica.
I ricercatori, a questo punto, hanno voluto sperimentare il potenziale online basato sulle raccomandazioni e impostare uno stile di vita a bassissimo contenuto di carboidrati, anche sotto i 50 gr. al giorno, e confrontarlo con un programma di dieta, sempre online, basato sulla dieta dell’American Diabetes Associazion, per vedere quale dei due migliorerebbe il controllo glicemico e altri esiti di salute tra soggetti in sovrappeso con diabete di tipo 2.
In questo studio pilota, sono stati reclutati adulti in sovrappeso (indice di massa corporea ≥25) con diabete di tipo 2 (emoglobina glicata [HbA 1c ] 6,5% -9,0%) .L’ esperimento è durato 32 settimane, 12 persone avrebbero seguito le raccomandazioni per la dieta a bassissimo contenuto di carboidrati e 13 la dieta standard.
Al termine delle 32 settimane gli individui con diabete di tipo 2 che hanno applicato lo stile di vita a bassissimo contenuto di carboidrati, hanno migliorato il loro controllo glicemico e hanno perso più peso del gruppo che ha applicato la dieta proposta dalle linee guida per il controllo del diabete. I ricercatori concludono con queste parole: ”Pertanto, la consegna online di questi consigli dietetici e dietetici a basso contenuto di carboidrati, può consentire loro di avere una portata più ampia nell’autogestione di successo del diabete di tipo 2.”
I ricercatori  hanno ribadito  che questi risultati sono evidentemente frutto della determinazione di queste persone di far rientrare  la dieta a bassissimo contenuto di carboidrati come un sano stile di vita .
Fonte
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28193599/?fbclid=IwAR1oos4b8snA54zvzqgAwpmF87RwSvopf-L8KmfO77WvFuREIQDYkx5Lz8Y
https://diabetes.jmir.org/2018/3/e12/