L’acido urico è una molecola organica di origine naturale. Si forma negli organismi viventi superiori come sottoprodotto nel metabolismo delle purine. La sua concentrazione plasmatica è definita uricemia. Spesso, nell’idea comune, si attribuisce alla carne e al pesce, l’aumento di acido urico, perché effettivamente contengono una buona dose di purine e quindi, la dieta suggerita di solito, è di forte limitazione di questi alimenti, ma come vedremo non sono la vera causa del loro aumento.
L’acido urico plasmatico alto è un fattore scatenante per la gotta, problemi articolari e calcoli renali, nonché un forte fattore di rischio per la sindrome metabolica e le malattie cardiovascolari.   Il ruolo svolto dalla dieta nell’iperuricemia non è stato ancora del tutto chiarito, ma un’elevata assunzione di alimenti industrializzati ricchi di fruttosio, cibi ad alto carico glicemico e un’elevata assunzione di alcool (in particolare la birra), sembrano influenzare l’uricemia.
La maggior parte dei ricercatori non considera l’acido urico di per sè come un fattore di rischio, bensì gli attrinuisce una funzione antiossidante, quindi nella giusta misura è utile. Infatti l’acido urico contribuisce a più del 50% della capacità antiossidante del sangue. Ecco che non vi è ancora consenso se l’acido urico sia un fattore protettivo o di rischio, tuttavia, sembra che l’elevazione acuta sia un fattore protettivo, mentre il problema sorge per l’aumento cronico, rappresentando così un rischio per la malattia.
Qual è la motivazione biologica della formazione dell’acido urico? Aggiungo un piccolo approfondimento tecnico. Durante il metabolismo del fruttosio, la fosforilazione di tale monosaccaride in fruttosio 1-fosfato, avviene per mezzo dell’enzima fructokinase. Successivamente, l’enzima aldolasi B rompe il fruttosio 1-fosfato in diidrossiacetone fosfato (DHAP) e D-gliceraldeide. Quando si verifica un’assunzione elevata di fruttosio, la fosforilazione del fruttosio in fruttosio 1-fosfato è rapida, ma la reazione con aldolasi è lenta. Quindi, il fruttosio 1-fosfato si accumula e anche le concentrazioni inorganiche di fosfato intracellulare diminuiscono. La bassa disponibilità di fosfato, favorendo in sintesi ulteriori reazioni che portano così a iperuricemia. Ecco perché è frequente in chi fa molto uso di frutta e altri dolcificanti industriali, vedere l’insorgere di questo problema.
In particolare i ricercatori hanno comunque notato che l’aumento di acido urico è stato osservato in soggetti con insulino-resistenza, probabilmente perché l’iperisulinemia causerebbe una minore espulsione renale di acidi urici. La circonferenza della vita superiore e l’indice di massa corporea sono associati a una maggiore resistenza all’insulina e alla produzione di leptina, ed entrambi riducono l’escrezione di acido urico. Inoltre, l’insulina potrebbe agire indirettamente sull’acido urico, poiché esiste un’associazione tra iperinsulinemia e ipertrigliceridemia, dato che anche la sintesi degli acidi grassi (trigliceridi) nel fegato è associata alla sintesi delle purine, accelerando la produzione di acidi urici.
E’ stato inoltre compreso  che l’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio per l’iperuricemia. Perché l’acido urico inibisce la biodisponibilità dell’ossido nitrico, che è un vasodilatatore, e, d’altra parte, l’ipertensione porterebbe a malattie vascolari e aumenterebbe la resistenza vascolare renale. Entrambi questi processi riducono il flusso renale, aumentando così il riassorbimento dell’urato urato.
In pratica, le ricerche ufficiali, hanno ben illustrato che non è tanto quanto cibo contenente purine ad esserne la causa, ma la capacità del rene di espellere acidi urici, così da non crearne un riassorbimento, invece della naturale espulsione di quello in eccesso. Come abbiamo visto le cause sono insulino-resistenza, ipertensione e anche l’eccesso di fruttosio. Come spesso abbiamo illustrato queste condizioni dipendono dallo sbilanciamento su zuccheri e cereali e non certo carne e pesce. Ecco che anche per risolvere queste problematiche vi incoraggiamo a cercare professionisti che vi guidino verso una corretta alimentazione basata su studi aggiornati.
Riferimenti
https://dmsjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/1758-5996-4-12
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/22000647/?i=9&from=%2F24679016%2Frelated