Sempre più spesso oggi si sente parlare dell’Alzheimer come di Diabete di tipo 3. Perché? Vediamo a cosa hanno portato le scoperte negli ultimi anni .
Nella malattia di Alzheimer, la forma più comune di demenza progressiva, perdita di memoria recente e deficit cognitivi, sono associati alla deposizione extracellulare di peptide amiloide-β, ai grovigli neurofibrillari della proteina tau intracellulare e alla morte neuronale ippocampale. Le teorie variano per quanto riguarda l’eziologia del processo complessivo della malattia, ma la disfunzione mitocondriale e l’ipometabolismo del glucosio sono marchi di garanzia biochimici riconosciuti. L’aumento delle prove ha dimostrato un’associazione tra dieta ad alto indice glicemico e maggiore carico di amiloide cerebrale negli esseri umani e che l’aumento dell’insulino-resistenza contribuisce allo sviluppo di questa patologia, suggerendo la dieta come un potenziale comportamento modificabile per prevenire l’accumulo di amiloide cerebrale e ridurre il rischio di Alzheimer.
Già nel 2004, l’Acerra Inc. e Instituite for Behavioral Genetics Università del Colorado nel Stati Uniti, aveva pubblicato le seguenti ipotesi come possibili cause ed eventuali approcci nutrizionali: (1) Disturbi del metabolismo lipidico all’interno del sistema nervoso centrale inibiscono la funzione delle proteine di membrana come i trasportatori di glucosio e la proteina precursore dell’amiloide . (2) La segnalazione eccessiva prolungata di insulina / IGF accelera il danno cellulare nei neuroni cerebrali. Questi due fattori portano infine al decorso clinico e patologico dell’Alzheimer.
In parole semplici cosa avviene nel cervello del malato? Lo spiega in modo efficace il neurologo di fama mondiale David Perlmutter:” Per quanto riguarda l’Alzheimer stiamo iniziando a comprendere che l’insulinoresistenza provoca la formazione di quelle placche presenti nei cervelli malati. Queste placche sono dovute all’accumulo di una strana proteina che in pratica si impossessa del cervello e prende il posto delle normali cellule cerebrali.”
In pratica il cervello ha bisogno di insulina, ma se questa è impegnata costantemente a eliminare zucchero dal sangue, al cervello ne arriverà sempre meno. Infatti nei malati di Alzheimer si riscontra un basso livello di insulina nel cervello. Ecco perché ricercatori italiani hanno ideato uno spray nasale per immettere insulina direttamente nel cervello, la sperimentazione comunque deve ancora concludersi.
Quindi sembra  sempre più evidente che il meccanismo che sta alla base del Diabete di Tipo 2 sia simile alla causa dell’Alzheimer ,ecco perché si è diffusa tra i ricercatori l’opinione che si possa ben definire Diabete di Tipo 3. Infatti, la rivista Neurology nel 2005, riportava ciò che diversi ricercatori avevano scoperto, cioè che l’esame di laboratorio che risultava più correlato con l’atrofia celebrale, era con l’emoglobina glicata, che come si sa, è prescritta regolarmente nel caso di persone diabetiche. Il risultato fu che coloro che avevano i valori da 5,9 a 9,0, avevano una perdita quasi raddoppiata del tessuto cerebrale rispetto a coloro che avevano valori tra 4,4 e 5,2. I valori ideali persone sane dovrebbero stare tra 5,0 e 5,5.
Sempre l’Acerra Inc. e Instituite for Behavioral Genetics, già in quegli anni, suggeriva che l’alimentazione potesse avere un ruolo importante dichiarando: “Questa ipotesi suggerisce anche diverse strategie di prevenzione e trattamento. Un cambiamento nella dieta, sottolineando la riduzione dei carboidrati della dieta e l’aumento degli acidi grassi essenziali(EFA) può prevenire efficacemente l’Alzheimer”.
Quella che nel 2004 era una ipotesi si sta concretizzando sempre più e gli studi in merito si stanno moltiplicando. Oggi sempre più neurologi, come il citato Dott. Perlmutter, propongono diete a bassissimo introito di carboidrati, proprio per sfruttare il potere che i chetoni hanno di nutrire il cervello e cercare così, nel limite del possibile, di contrastarne la progressione.
Riferimenti
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0306987704000167
https://www.mdpi.com/2076-3425/8/8/148/htm
https://www.mdpi.com/2076-3921/7/5/63/htm?fbclid=IwAR0cmr0foAdfLcSVYMeow2ywvH3A2osDu6jt-sbCYKoaf1Hth0LVrVQn4-k
https://www.diabete.net/anche-il-cervello-sente-la-resistenza-all-insulina/news/news-dal-mondo-scientifico/37263/
https://scienze.fanpage.it/alzheimer-insulina-direttamente-al-cervello-con-lo-spray-nasale/
“La dieta intelligente” di David Perlmutter